Napolitano a Che Tempo Che Fa: "Dall'Europa non si torna indietro"

L'intervista registrata con Fabio Fazio.

Giorgio Napolitano ospite a Che Tempo Che Fa per parlare di elezioni europee 2014, ma anche di ricordi personali. Ma l'aspetto più politicamente importante riguarda quanto detto dal Capo dello Stato riguardo il voto del 25 maggio: "Dovessero vincere gli euroscettici, l'Europa non torna indietro". "L'Europa per molti rappresenta soltanto la politica di austerità, ma l'Europa è nata per garantire la pace. Una pace che era stata brutalmente strappata due volte nel corso del Novecento: al centro dei due conflitti, c'era stata soprattutto la terribile contrapposizione tra Francia e Germania. Riconciliare Francia e Germania fu il primo capolavoro di coloro che realizzarono l'Europa unita".

E perché questo capolavoro è oggi nel mirino di una parte importante dell'elettorato europeo e italiano? "Le istituzioni dell'Unione europea non sono riuscite a stabilire un rapporto più diretto con i cittadini innanzitutto in termini di informazione, di comunicazione come base di un coinvolgimento, del sentirsi in qualche modo partecipi delle decisioni e delle scelte che venivano fatte. Questo è un grosso tema che è oggi all'ordine del giorno. È per questo che c'è delusione, perché invece, di fronte a una crisi di cui non c'erano precedenti nel mondo da molti decenni, l'Unione Europea ha reagito tardi, ha reagito tra molte difficoltà e in modo anche discutibile".

Può essere un modo per riavvicinarsi all'Europa la possibilità, per la prima volta, di votare per il presidente della Commissione Europea? "Si fa, proprio ora in queste elezioni, un grosso passo in avanti con la designazione da parte dei partiti europei dei propri candidati al ruolo di presidente della Commissione europea che sarebbe organo di governo dell'Unione europea. Tanti anni fa Kissinger diceva voglio un numero di telefono per parlare con l'Europa, e si aveva l'impressione che non ce ne fosse nessuno, o meglio che ce ne fossero troppi. Poi si è arrivati, già da alcuni anni, ad avere un presidente del Consiglio europeo stabile per due anni e mezzo e che può arrivare fino a cinque anni. Quindi se si vuole un numero c'è, naturalmente sarebbe un numero più capace di rispondere a certe telefonate se fosse quello di un presidente eletto dai cittadini o anche un presidente il cui nome scaturisca dai risultati delle elezioni europee"

A proposito di Kissinger, c'è tempo anche per qualche ricordo personale, aneddoti da Capo di Stato che risalgono al 1975: "Essendo stato invitato da quattro o cinque delle maggiori università americane presentai la domanda per avere il visto. Occorreva un nulla osta del segretario di Stato americano se il richiedente era un comunista o un fascista. Io ero il primo caso, ovviamente, e Kissinger non volle prendere in considerazione la concessione del visto. Lui era stato direttore del Centro di Studi europei di Harvard e c'era in quel momento il suo successore professor Stanley Hoffman che era uno dei firmatari dell'invito rivolto a me, e in effetti Kissinger gli fece sapere che era meglio che ritirasse l'invito. Hoffman non lo fece ma il visto non arrivò. I tempi sono molto cambiati. Con Kissinger poi abbiamo avuto uno straordinario recupero di rapporti amichevoli".

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