Berlusconi chiude la stalla (di Forza Italia) dopo che i buoi sono scappati. Il 25 maggio la “sentenza” ko?

Fuori uno, fuori due, fuori tre e così via, con Forza Italia che continua a perdere pezzi (da 90?) nella più classica tradizione dei detti popolari: “quando la nave affonda i topi scappano”. Che succede nell’ex partitone del padre-padrone Silvio Berlusconi?

ITALY-POLITICS-BERLUSCONI

Si potrebbe chiudere anche con l’antiquato ma sempre valido: “Niente di che”. Fatto sta che il rais di Arcore, come quando da premier non vedeva la crisi che stava stringendo il Paese, oggi non riconosce la realtà, con il suo partito aggrappato al patto del Nazareno, ma in via di disgregazione sul piano elettorale e con i vertici in fuga da Roma all’ultimo paesello.

Il tentativo (abortito) del figliol prodigo Casini di rientrare nella casa dell’ex Cav non ha certo riequilibrato le fughe di big quali Angelino Alfano, Fabrizio Cicchitto&C, via a gambe levate da FI, per fondare il Ncd e avviare la ricomposizione dei moderati italiani con il Ppe italiano senza Berlusconi e senza Forza Italia così come è a immagine e somiglianza del suo leader azzoppato.

Adesso, proprio alla vigilia di un appuntamento elettorale che si annuncia devastante per Forza Italia, sono con la valigia in mano altri due ex berlusconiani di ferro, fra gli emblemi del ventennio del Cav: Paolo Bonaiuti e (pare certo) anche Claudio Scajola.

Si dirà, sono solo due! Ma dietro uno di questi, decine e decine di dirigenti locali sbattono la porta e si accasano altrove, antesignani della moria di elettori in libera uscita. Forza Italia sta subendo una mutazione genetica. Non è solo un fatto opportunistico o il solito gioco dell’italiano voltagabbana.

E' oramai chiaro che i "moderati" non hanno più voce in Forza Italia, sovrastati da estremisti e populisti in cerca di slogan scoppiettanti. Parole forti per nascondere progetti deboli, urla strepiti e petardi per far dimenticare i problemi.

Il leader di Forza Italia deve far passare i famosi nove mesi per poi giocare l’ultima carta, quella di nuove elezioni politiche nella primavera 2015, insieme con le regionali.

Scrive Stefano Folli sul Sole24 Ore: “Berlusconi, può compiacersi di una soluzione che gli lascia una certa libertà d'azione, il massimo consentito dal codice. Ma c'è da augurarsi che non ricada da domani nel vittimismo. Il suo compito adesso è far crescere un vero gruppo dirigente e, perché no, un personaggio rappresentativo in grado di guidare il centrodestra di un futuro che è già cominciato. Altrimenti un sistema tripolare diventerà molto presto un sistema fondato su due soli protagonisti: Renzi e Grillo”.

Già, ma forse Silvio ha già perso il treno, bruciando in spiaggia tutte le scialuppe e dando l'addio a ogni possibilità di riprendere il largo. O meglio ancora, chiudendo la stalla dopo che i buoi se ne sono andati. La prima vera sentenza “politica” arriverà il 26 maggio. E per Berlusconi sarà più pesante di quella del tribunale.

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