Beppe Grillo attacca il governo: "P2 macht frei". E' polemica

Il comico pubblica un post parafrasando "Se questo è un uomo" di Primo Levi. L'Ucei: "Infame profanazione"

Prendendo libero spunto da Primo Levi, il comico Beppe Grillo, capo politico del Movimento 5 stelle, si è prodigato oggi in uno scivolone decisamente infelice: con un post pubblicato sul suo blog nella tarda mattinata di oggi infatti il comico non ha lesinato, come al solito, attacchi anche brutali (seppur verbali) a governo e finta opposizione, snocciolando il suo classico repertorio a margine tra retorica e saggezza popolare.

Il post, "liberamente ispirato" dalla poesia Se Questo E' Un Uomo di Primo Levi, è uno dei classici attacchi di Grillo alla politica ed ai politicanti e non avrebbe provocato tanto clamore se le parole usate non fossero state prese in prestito dal letterato ebreo, che sotto la scritta "Arbeit Macht Frei" ha dovuto camminare, da condannato ai lavori forzati.

E così, a pochi giorni dal 25 aprile, a pochi giorni dalla commemorazione della strage delle Fosse Ardeatine ed il giorno stesso la morte di Emanuele Pacifici, che della cultura ebraica italiana è stato un geniale collettore e superbo studioso, Grillo scivola su una brutta buccia di banana, fatta con parole da campagna elettorale permanente e, per questo, "irrispettose".

"Con l'ultima infame provocazione Beppe Grillo pubblica sul suo blog una immagine dell'ingresso di Auschwitz con la scritta 'P2 Macht Frei' e storpia le parole dei celebri versi di Primo Levi con cui si apre Se questo è un uomo per solleticare i più bassi sentimenti antisemiti e cavalcare il malcontento popolare che si addensa in questi tempi di crisi. [...] E' un'oscenità sulla quale non è possibile tacere. Si tratta infatti di una profanazione criminale del valore della memoria e del ricordo di milioni di vittime innocenti che offende l'Italia intera."

ha scritto in una nota il presidente dell'Ucei, Unione delle Comunità ebraiche italiane, Renzo Gattegna. Certo, più che di profanazione si dovrebbe parlare di caduta (rovinosa e verticale) di stile, intempestiva nei tempi come nei termini, ma certamente segno dei tempi.

Quel libro, e quelle parole, rappresentano una memoria storica dal valore universale: le parole di Primo Levi meriterebbero, in ogni contesto, maggiore rispetto anche e sopratutto per la portata emotiva che contengono dentro se stesse, per il potente contenuto ed il chiaro significato di dolore misto a sgomento e speranza. Prenderle in prestito, in ogni caso (anche il più aulico), è stata decisamente una scommessa di cattivo gusto.

Ma si sa, ed è noto a tutti, Grillo non ha mai avuto atteggiamenti teneri verso la cultura israelitica.

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