Scontri di Roma, il prefetto Pecoraro: "La gestione della piazza è stata un successo. Poliziotti vere vittime"

Servizio Pubblico mostra immagini che ritraggono un agente in borghese che calpesta una manifestante a terra. Il capo della Polizia assicura chiarezza.

17 aprile - In una lunga intervista a Repubblica.it, il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro spiega dal suo punto di vista come sono andati gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine nei giorni scorsi nella Capitale. Sia quelli di sabato 12 aprile sia quelli di mercoledì 16 alla Montagnola.
Ebbene, per quanto riguarda la manifestazione di sabato, secondo Pecoraro la gestione della piazza "è stata un successo" perché non ci sono stati danneggiamenti significativi e sono stati difesi i luoghi istituzionali, mentre la manifestazione è stata contenuta e la situazione non è degenerata nonostante le provocazioni dei violenti. Al giornalista che gli chiede di commentare le immagini che circola da giorni dell'artificiere che ha calpestato una ragazza a terra e di altri agenti che si sono accaniti su alcuni manifestanti, Pecoraro dice che in questi casi occorre chiedersi che cosa è successo prima di quegli scatti fotografici e di quei frame.

Il prefetto non condivide la definizione che il capo della Polizia Pansa ha dato dell'artificiere (apostrofato come un "cretino") e prova a giustificarlo dicendo che probabilmente lo ha fatto "per dare una mano ai suoi colleghi" per la "frenesia e la frustrazione di chi, improvvisamente, si sente bersaglio" dei manifestanti che è chiamato a tutelare.

Sullo sgombero di Montagnola, invece, Pecoraro spiega che la polizia ha cercato il dialogo in ogni modo e che gli occupanti sapevano da un paio di settimane che esisteva un provvedimento di sgombero emesso dalla magistratura e che i poliziotti dovevano eseguirlo.
Infine, secondo il prefetto della Capitale, si po' pure introdurre l'obbligo di un codice alfanumerico che identifichi i poliziotti, ma dall'altra parte occorre pure introdurre nuove norme che regolamentino il diritto costituzionale di manifestare.

Spunta un altro video. Il viceministro Bubbico: "Li puniremo severamente"


16 aprile -

Dall'analisi febbrile dei video girati da giornalisti, Polizia e manifestanti sabato pomeriggio emergono nuovi particolari violenze perpetrate dagli agenti.

Il video mostra la carica ed il fermo di un manifestante (vestito con una felpa chiara) sul quale tre agenti, una volta a terra, sferrano calci e manganellate: immagini che faranno indignare fortemente e che causeranno una ulteriore disinformazione, già in atto da sabato pomeriggio, atta a difendere una parte o l'altra. L'agente che si è "consegnato" ai colleghi della Questura di Roma intanto, indagato ufficialmente da ieri, è un artificiere che era presente in piazza: la questione che ancora nessuno ha posto è cosa ci facesse in piazza e in base a quale criterio di gestione delle risorse operative sia stato assegnato al reparto mobile l'artificiere, oltre che in base a quale addestramento.

È proprio questo il problema: punire i colpevoli ma mai i mandanti, chi cioè decide dalle stanze dei bottoni come devono andare le cose. Nel caso di sabato, ribadiamo quando abbiamo potuto osservare in piazza: il servizio d'ordine della Polizia è stato ben fatto, nonostante in situazioni del genere si preferisca focalizzarsi su alcuni evidenti, e punibili, episodi, tuttavia senza concentrarsi sui veri temi (le motivazioni della protesta, il perchè un artificiere venga dotato di manganello e mandato in piazza nonostante sia addestrato ad altro, la mancanza del numero di identificazione sui caschi e tanto altro ancora).

Intervistato oggi da Repubblica il viceministro dell'interno Filippo Bubbico ha garantito che i responsabili delle violenze saranno puniti severamente, ma non proferisce parola sui vertici della Polizia di Stato, che pure responsabilità devono averne; sul numero di identificazione, infatti, il viceministro risponde così:

"Si lo so, se ne parla spesso. Ci sono tante ragioni per sostenerne l’utilità, e altrettante per l’esatto contrario. Questo argomento comunque va affrontato con i sindacati di polizia. Penso che i mezzi per riconoscere in
queste situazioni i responsabili ci siano. E siano più che sufficienti."

Intanto oggi alle 11 è previsto un presidio al carcere romano di Regina Coeli per chiedere la scarcerazione degli arrestati di sabato.

Scontri a Roma, indagato l'artificiere

15 aprile - È stato iscritto nel registro degli indagati l'agente che ha volontariamente e ripetutamente calpestato l'addome di una ragazza durante gli scontri di sabato a Roma durante il corteo per il diritto alla casa. Ieri il capo della Polizia Pansa aveva definito il responsabile "Un cretino", e l'agente si è poi presentato dopo essersi riconosciuto nelle immagini.

Il pm Eugenio Albamonte, dopo aver ricevuto una relazione dalla Digos, ha avviato un'indagine per lesioni volontarie aggravate dall'abuso di potere.

Scontri di Roma, il capo della Polizia Pansa: "Cretino da identificare". Il poliziotto si fa riconoscere


Aggiornamento 19.32

- Pochi minuti fa la questura di Roma ha emesso questo comunicato stampa:

"Dopo aver visionato le immagini che ritraggono un agente che calpesta una ragazza durante gli scontri verificatisi nel corso della manifestazione del 12 aprile scorso, in Questura era stata avviata un’inchiesta interna finalizzata alla ricostruzione dell’accaduto e all’individuazione del responsabile.

Nelle more di tale attività, un operatore della Questura di Roma si è presentato, essendosi riconosciuto.

I relativi atti saranno trasmessi all’Autorità Giudiziaria e valutati per gli aspetti disciplinari."

Schermata 2014-04-14 alle 19.31.16

Ci risiamo: nell'eterno dualismo "guardie e ladri" la verità sfugge sempre di mano e rischia di appiattirsi su polemiche che altrove diventano mistificazione della realtà.

Negli scontri di sabato 12 aprile a Roma, dove si sono resi protagonisti alcuni blue-block e le forze dell'ordine, inscenando una vera e propria guerriglia urbana durata scarsamente 10 minuti (tutti ripresi nel video esclusivo che Polisblog ha pubblicato sabato sera), si sono verificate le classiche scene di barbarie (da ogni parte).

Da un lato, dicevamo, i blue-block, che dopo aver intensificato il lancio di oggetti sulle forze dell'ordine schierate su via Veneto si sono visti caricare da questi ultimi, una carica non così violenta come viene raccontata altrove ma decisamente funzionale al creare un deterrente. Una carica forse ritardataria ma che, di fatto, ha tutelato l'incolumità di quanti erano a Roma pacificamente, inizialmente schierati alla testa del corteo, da dove sono partite le schermaglie e le cariche.

Servizio Pubblico ha filmato (lo potete vedere in testa) una scena che fa sempre male al fegato vedere: un poliziotto in borghese, con casco antisommossa e manganello, che sale sul costato di una ragazza inerme a terra, una, due volte, prima di essere fermato da un collega.

Una delle immagini brutte che siamo purtroppo abituati a vedere, utilizzata in queste ore come pretesto per far montare polemiche che, francamente, sono piuttosto sterili e poco funzionali alla comprensione dei fatti di sabato: è un fatto, vero ed incontrovertibile, che sulla polizia è piovuto di tutto per decine di minuti (dalle bottiglie piene ai sanpietrini, dagli ortaggi alle uova); altro fatto è che la Polizia ha deciso di non caricare, di attendere un decorrere degli eventi: una scelta precisa, che ha evitato un massacro che sarebbe stato inevitabile visto che alla testa del corteo di via Veneto c'erano manifestanti che con le violenze non c'entrano nulla (almeno direttamente).

La dimostrazione è quanto accaduto in piazza Barberini, all'inizio di via del Tritone. Le immagini pubblicate da Blogo, che non hanno tagli e che riprendono dall'inizio delle cariche fino al primo, vero, momento di tranquillità, mostrano come le forze dell'ordine, arrivate a piazza Barberini, abbiano inizialmente titubato, rallentato, manganellato brevemente per poi fermarsi e far decorrere la folla lateralmente, rinunciando a perseguire incappucciati e violenti per salvaguardare l'incolumità degli altri. Manganellate, calcioni, schiaffi ne sono volati, ma parlare di "violenze in divisa" è un'esagerazione che allontana dalla verità, e dunque dalla comprensione dei fatti.

Rimangono, quelle si, le immagini di Servizio Pubblico, così commentate dal Capo della Polizia Alessandro Pansa:

manifes

"Abbiamo avuto un cretino che dobbiamo identificare e va sanzionato perchè ha preso a calci una ragazza che stava per terra. [...] Tutti gli altri che hanno lavorato vanno invece applauditi per come hanno operato e agito, con grandissima correttezza e mantenendo l’ordine pubblico, non eccedendo nell’esercitare la forza nei limiti della correttezza come previsto dalla legge."

È forse questo il motivo per cui ci si dovrebbe indignare, non tanto per qualche pestone rifilato ingenuamente, e stupidamente vista la presenza dei media, dall'agente in questione: proprio la dichiarazione del capo della Polizia fa capire che nulla cambierà e che l'agente, di fatto, è già salvo. Impensabile che la Polizia non sappia chi è, come insopportabile è la reazione del Capo della polizia che, invece che annunciare nuove e vere misure anti-violenza della Polizia (come il numero di identificazione sui caschi degli agenti, che l'Unione Europea richiede espressamente ma che il Ministro dell'Interno in persona, Angelino Alfano, respinge al mittente con una foga rara per il personaggio) parla di non meglio precisate "punizioni", salvo poi ribadire il mantra biblico: la Polizia non si tocca.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO