Elezioni Europee 2014: in Lituania Alde conquista 3 seggi, i primi tre partiti in una forbice dell'1%

La Lituania al voto: centrodestra primo partito, ma Alde conquista più seggi

Sul paese soffia forte il vento dell'euroscetticismo, ma dovrebbe essere il prossimo paese a entrare a far parte dell'unione monetaria.

Aggiornamento 26 maggio, ore 14.31 - Affluenza leggermente sopra la media europea (44.91%) e voglia di Europa, queste le grossolane evidenze del voto in Lituania.

La coalizione Tėvynės sąjunga - Lietuvos krikščionys demokratai (Partito Popolar Europeo) ottiene la vittoria con il 17,39% per un totale di due seggi all'Europarlamento, di poco sopra i Socialdemocratici che arrivano secondi con il 17,27% (2 seggi per S&D). Terzo il partito Liberale Repubblicano con il 16.52%: in sostanza i primi tre partiti lituani rientrano tutti in una forbice inferiore all'1%.

Alde, con 3 seggi, è la coalizione europea che porta a casa il bottino più grosso.

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La Lituania e il test sull'Euro

Le elezioni europee 2014 che si terranno il 25 maggio sono un test importante per la Lituania, che da una parte potrebbe essere il prossimo paese a entrare a far parte della eurozona (si parla del 2015), dall'altra deve però fare i conti con sondaggi che continuano a registrare un'avanzata degli euroscettici. Una situazione molto particolare, quindi, e che crea parecchie aspettative per una tornata elettorale che potrebbe dare indicazioni più chiare su quella che è la vera volontà del paese e sulle posizioni degli 11 eurodeputati che la Lituania eleggerà.

Non che i segnali siano mancati nel recente passato, visto che nel 2009 l'affluenza ridicolmente bassa che si ebbe alle Europee già la dice lunga su quale sia la considerazione che gli abitanti hanno di Bruxelles: andò a votare il 21% degli aventi diritto, meno della metà di quelli che andarono a votare nel 2004, quando la crisi economica era ancora parecchio in là da venire. E soprattutto quando la Bce non aveva ancora bocciato la richiesta di adesione di Vilnius, risalente al 2006. Bocciatura che evidentemente ha portato con sé alcuni strascichi, assieme a una crisi economica che attorno al 2010 ha colpito duramente la Lituania (che oggi però sembra essere sul punto di uscirne).

Il risultato è che oggi la maggioranza (52%) degli abitanti del paese baltico non vuole la moneta unica, secondo i sondaggi di eurobarometro, mentre solo il 40% pensa ancora che l'ingresso nella zona euro rappresenti un fatto positivo. In politica questa situazione si riflette nel grande successo del partito Ordine e Giustizia, che già dal nome tradisce la sua collocazione nazionalista e che cavalca anche l'ondata populista e anti euro. Alle elezioni del 2012 il partito ha ottenuto quasi il 7% dei voti, anche se il governo è tornato nelle mani della coalizione di centrosinistra guidata dal Partito Socialdemocratica con il 18%. Grazie anche al successo dei populisti di sinistra del Partito Laburista, che hanno conquistato quasi il 20% dei voti.

Come andranno le cose in queste elezioni europee dipenderà anche dalla percezione che i lituani avranno della loro economia, dopo il drammatico crollo della ex tigre baltica, che tra il 2009 e il 2010 vide crollare il Pil addirittura del 13,5%. Una situazione che è andata poi stabilizzandosi, tanto che per quest'anno è attesa una crescita dell'1,2%, secondo altre fonti addirittura del 3,6%.

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