Elezioni Europee 2014 | Romania, 37.40% per la coalizione di centrosinistra

Bucarest controtendenza in vista delle europee 2014: il centrosinistra al 37.40%

Aggiornamento 26 maggio, ore 16.04 - L'affluenza è stata scarsa, solo il 32.16% degli aventi diritto, ed il risultato totalmente appannaggio della sinistra riformista europea: con il 37.40% dei voti vince la coalizione PSD+PC+UNPR (Partidul Social Democrat, Partidul Conservator, Uniunea Nationala pentru Progresul Romaniei), la medesima coalizione di centrosinistra che governa il Paese.

I Socialisti europei conquistano così 16 seggi su 32.

Schermata

Romania, exit poll: 42% per la coalizione di centrosinistra

21.20: a poche ore dalla pubblicazione dei risultati, che avverrà dopo le 23 di oggi, gli exit poll suggeriscono la vittoria della coalizione di centrosinistra che guida il Paese, quella formata da Socialdemocratici, Unione nazionale per la Romania e Partito conservatore, che si attesterebbe al 42% delle preferenze. Il secondo posto va al Partito Liberale con circa il 15% dei voti, seguito dai democratici-liberali col 12% e dal partito movimento popolare col 6% delle preferenze.

25 maggio, 16.00: alle 13 di oggi, in Romania, si è presentato a votare il 12,54% degli elettori, oltre due punti percentuali in più rispetto all’affluenza alla stessa ora di cinque anni fa (10,24%).

Romania, dove l'Europa è ancora di moda

Si sa, le elezioni europee 2014 sono particolarmente attese soprattutto per vedere in che dimensioni si manifesterà la tanto temuta (o meno) ondata euroscettica, che potrebbe per la prima volta cambiare gli equilibri di un europarlamento da sempre dominato da due forze europeiste, Pse e Ppe. In Italia è atteso l'exploit del Movimento 5 Stelle, in Francia si teme un successo oltre ogni previsione per Marine Le Pen e insomma anche nella maggior parte degli altri paesi l'aria che tira è quella. Ma non dappertutto va allo stesso modo.

La Romania infatti rappresenta un'eccezione a quella che sembra essere la regola. E ci sono alcuni elementi che lasciano stupefatti quando si pensa che a Bucarest e dintorni gli elettori nutrano ancora una grande fiducia nei confronti delle istituzioni europee e che con tutta probabilità i 32 seggi che verranno assegnati il 25 maggio andranno a forze europeiste. La Romania, 20 milioni di abitanti, è infatti il paese più povero dell'Unione Europea (se si prende in considerazione il pil procapite), e la crisi governativa del 2012 ebbe alle sue radici, come scrive Rivista Europea

un malessere generale dovuto ai continui tagli a stipendi e pensioni, ai continui licenziamenti ed alla politica di austerità fortemente voluta dal Presidente Basescu, su input del FMI. Nonostante il PIL romeno per anni avesse il maggior tasso di crescita d’Europa, la Romania ha molto sofferto gli effetti della crisi economica, aggravati dalla dilagante corruzione e cattiva amministrazione.

Ora, ogni volta che si sente parlare di austerità, FMI, tagli a stipendi e pensioni si pensa a misure dettate dall'Europa. E in effetti anche a Bucarest le cose sono andate così, il presidente è stato messo addirittura sotto impeachment (fallito per un soffio) a causa di questi tagli e la rabbia popolare ha messo nel mirino anche la Ue. Eppure è proprio in questi anni che in Romania, più che in ogni altro paese, l'Europa è stata utilizzata per conquistare autorevolezza. Qualcosa che da noi sembra aver completamente perso.

I partiti principali, infatti, fanno riferimento più che possono all'Europa e ai gruppi continentali di riferimento, mentre i partiti euroscettici si devono accontentare di ben pochi voti. In Romania, insomma, la fiducia nei confronti dell'Europa è ancora alta, nonostante tutto. Ma come mai? Forse la ragione va cercata nella disillusione talmente alta nei confronti dei politici romeni, spesso coinvolti in casi di corruzione, che si guarda ancora all'Europa come a un posto dove la politica è qualcosa di serio. Ma c'è di più, c'è un'economia in miglioramento grazie anche proprio all'apporto europeo, come scrive il canale ecomico di Wired:

I dati fondamentali sono in miglioramento: il Pil potrebbe aumentare dell’1,1% mentre il rapporto deficit/Pil diminuirà al 2,7 per cento. La Romania, in particolare, riuscirà a sfruttare meglio i finanziamenti UE: su un totale di 19 miliardi di dollari resi disponibili dall’Unione Europea sino alla fine del 2013, il Paese sinora ne ha assorbiti meno di 2 miliardi. Il nuovo anno potrebbe quindi portare con sè un flusso di nuovi fondi internazionali che darebbero un forte stimolo all’economia locale.

ITALY-PES-PONTA

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