Renzi, i mercati diffidenti sulle “sue” nomine. E sull’Italicum pesa l’ombra di Grillo

Se si aspettava il mercato per un giudizio sulla pioggia di nomine del governo ai vertici dei grandi enti a partecipazione pubblica, la diffidenza, se non proprio la bocciatura, è stata inequivocabile.

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C’è stato infatti il tonfo a Piazza Affari per i titoli Finmeccanica, in chiusura cede il 5,22% a 6,35 euro. Giù anche Ansaldo Sts (-4,81% a 7,71 euro), sui timori che l'arrivo di Mauro Moretti segni un cambio delle strategie, per non dire un salto nel buio. Dopo l'annuncio della candidatura del duo Grieco-Starace, Enel chiude in calo del 2,39% a 3,91. Mentre con Marcegaglia-Descalzi Eni va giù dello 0,38% a 18,39.

Troppo presto per tirare le somme, ma il segnale c’è, un messaggio che va al di là dei “nominati” per investire le scelte della politica. Di fatto, a parte la spolveratina di donne ai vertici degli enti in ruoli prestigiosi ma non operativi, Renzi non ha fatto altro che proseguire sul binario dei suoi predecessori, piegandosi alle logiche della spartizione imposta dai partiti e dalle loro correnti, nonché dalle lobbie direttamente o indirettamente collegate.

Non solo. A un vecchio sistema di potere il nuovo premier ne ha imposto uno nuovo: il suo sistema di potere. Scandalizzarsi? Caso mai constatare quanto sia pesante ancora il peso della politica nell’imporre i timonieri dei principali enti (quanto invece assente nelle strategie di politica economica e di indirizzo dell’economia a capitale pubblico), e come alla fin fine anche un premier “rottamatore” faccia semplicemente il “mediatore” fra interessi … superiori, obbedendo alle logiche dei partiti, alias del palazzo. Sic et simpliciter.

Ciliegine (donne) sulla torta, a parte. A chi serve sbandierare la novità data da un rinnovamento ai vertici di questi enti basato sulla continuità di una logica non “gradita” ai mercati e rifiutata dai cittadini? Renzi si fa bello sui nomi (alcuni indubbiamente di qualità) ma non indica ciò che spetterebbe alla politica, in primis al governo, cioè quali sono appunto - le strategie di questi grandi gruppi, come si ripristina il gioco della concorrenza a livello nazionale e internazionale, cosa possono aspettarsi i consumatori (e i cittadini tutti) dopo questa girandola di poltrone dorate.

Diamo tempo al tempo, si vedrà. Ok, ma ancora una volta si è partiti con i soliti roboanti annunci di grande rinnovamento non corroborati dai fatti. Manna dal cielo per Beppe Grillo che ha buon gioco nel tornare a soffiare sul fuoco dell’antipolitica, passando dall’attacco raso terra contro le nuove nomine degli enti pubblici a quello ancora più bollente sull’affaire della “condanna a Silvio Berlusconi, e così via.

Come già scritto ieri sera da Polisblog, c’è stata anche una dura requisitoria di Grillo contro Equitalia, accusata di essere “in rapporto criminogeno tra Stato e cittadini”. Ma l’ex comico ne ha avute per tutti: Laura Boldrini, definita una “dilettante allo sbaraglio”, Renzi, “un pagliaccetto che fa tutto per il 25 maggio”, Berlusconi “evade le tasse e gli danno mezza giornata alla settimana ai servizi sociali”.

E giù applausi, in attesa del pieno di voti il 25 maggio. Il leader del M5S non si ferma a questo e dice la sua sulla riforma elettorale: “L’Italicum non si farà più perché hanno capito che al ballottaggio ci va il M5S!”. Beppe, vive davvero sulla Luna o è l’unico con i piedi ben piantati a terra?

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