Caso Ilva, nuova lettera di rimprovero dall'Unione Europea all'Italia

Bruxelles parla questa volta di violazione delle normative sulle emissioni industriali e del mancato rispetto della normativa europea "Seveso".

L'Unione Europea è di nuovo irritata con l'Italia e glielo fa sapere tramite una lettera, minacciando una nuova messa in mora del nostro Paese per il caso Ilva. La prima missiva risale allo scorso settembre: Bruxelles chiedeva a Roma conto dei mancati controlli ambientali e sull'atmosfera dell'impianto siderurgico di Taranto. A dicembre la risposta dell'Italia.

Ma evidentemente ci sono altri punti che fanno arrabbiare l'Ue. Ed ecco la nuova lettera indirizzata alle istituzioni italiane. Questa volta, si parla della violazione delle normative sulle emissioni industriali e del mancato rispetto della normativa europea denominata "Seveso". L'Italia, su questo argomento, nella prima missiva era stata evasiva. Era emerso che l'Ilva di Taranto starebbe tuttora producendo un inquinamento significativo senza far nulla per adeguarsi agli impegni dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia), concordata con il governo.

Dal canto suo, l'Italia ha risposto inadeguatamente anche con il permesso Aia, previsto dalla direttiva Ipcc, perché non prevede gli interventi necessari in tema di gestione delle discariche, dei sottosuoli, delle acque reflue. L'Italia viene accusata poi di aver violato la direttiva Seveso, poiché risulta che l'aggiornamento della relazione sulla sicurezza dello stabilimento, iniziata nel 2008, non è stata ancora conclusa.

Secondo la normativa, il report deve essere rivisto e aggiornato ogni cinque anni. A settembre 2013, in occasione dell'apertura della procedura di infrazione, il commissario Ue all'Ambiente, Janez Potocnik, aveva evidenziato come il caso Ilva sia "un chiaro esempio del fallimento nell'adozione di misure adeguate per proteggere la salute umana e l'ambiente".

Ilva di Taranto

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