Giorgio Napolitano e la lettera al Corriere della Sera

"Il bilancio è positivo. Mi sono esposto, ma sempre nei limiti del mio mandato".

Giorgio Napolitano risponde a Ferruccio de Bortoli con una lettera pubblicata sul Corriere della Sera, in occasione dell'anniversario della rielezione al Quirinale (20 aprile 2013), avvenimento senza precedenti nella storia d'Italia. Il direttore del quotidiano di via Solferino ha ripercorso i giorni che hanno preceduto la rielezione ed è tornato indietro nel tempo, al 10 marzo dell'anno scorso, quando il Corriere per primo anticipò la possibilità che questa rielezione effettivamente avvenisse (ma va detto che se n'era parlato senza sosta per lungo tempo).

Come risponde Napolitano alle domande di de Bortoli, che vertono principalmente su Europa, bilancio del suo anno di bis al Quirinale, sulle riforme? E anche, com'è andata in quella vicenda che ha portato alla formazione del governo Letta?

È stato duro, quindi, procedere nel compito che mi spettava — divenuto davvero, come lei ha detto, «faticoso e ingrato» — del promuovere la formazione di un governo di ampia coalizione, il solo possibile nel Parlamento uscito dalle elezioni del febbraio 2013, e nel sollecitare un programma di rilancio della crescita e dell’occupazione, e di contestuale, imprescindibile avvio di riforme economico-sociali e istituzionali già troppo a lungo ritardate. Che questo processo si sia messo in moto, e di recente decisamente accelerato, senza essere bloccato da una crisi e susseguente ristrutturazione della maggioranza di governo né, più tardi, dal cambiamento politico sfociato in una nuova compagine e guida governativa, mi fa considerare positivo il bilancio dell’anno trascorso. Essermi a tal fine «esposto» personalmente, sempre nei limiti del mio ruolo costituzionale, e aver pagato allo spirito di fazione un prezzo nei consensi convenzionalmente misurabili, non mi fa dubitare della giustezza della strada seguita. Rifletto sulla persistente, estrema resistenza, che viene dagli ambienti più disparati, all'obbligo nazionale e morale di garantire la continuità dei percorsi istituzionali, e con essa primordiali interessi comuni, anche attraverso avvicinamenti e collaborazioni, sul piano politico, che s'impongono in via temporanea fuori delle naturali affinità e della dialettica dell'alternanza", scrive Napolitano. "Dal non riconoscimento di quest'obbligo, di questa necessità, sono scaturite nel corso dell'ultimo anno reazioni virulente che hanno contagiato, sorprendentemente, ambienti molto diversi

Le larghe intese come unica soluzione per uscire dal blocco che si era venuto a creare dopo le elezioni politiche del 2013 e la "non vittoria del centrosinistra" in un paese ormai tripolare. Il tutto, con lo scopo di far partire le riforme.

Confido, in sostanza, che stiano per realizzarsi condizioni di maggior sicurezza, nel cambiamento, per il nostro sistema politico-costituzionale, che mi consentano di prevedere un distacco comprensibile e costruttivo dalle responsabilità che un anno fa mi risolsi ad assumere entro chiari limiti di necessità istituzionale e di sostenibilità personale. Finché continuerò ad assolvere le funzioni di Presidente, e anche dopo, considererò mio impegno irrinunciabile, nelle forme possibili, quello per l’unità europea, che resta la causa e la visione — senza alternative — da rimotivare e riaffermare con la necessaria apertura a fondate istanze di rinnovamento e con concreta capacità persuasiva.

Il che significa che entro qualche tempo Napolitano potrebbe rassegnare le sue dimissioni, visto che il suo bis al Quirinale, fin dall'inizio, era considerato come una scelta temporanea.

Nodi assai importanti sono quelli che dovranno sciogliersi nelle prossime settimane - continua Napolitano nella sua lettera - e nei mesi seguenti, innestandosi nel chiarificatore esercizio del semestre italiano di presidenza europea. Confido che quei nodi si scioglieranno positivamente, col contributo essenziale di un governo che opera nella pienezza della sua responsabilità politica e delle sue prerogative costituzionali, e con l'apporto di un arco di forze politiche che vada decisamente oltre i confini dell'attuale maggioranza di governo, in materia di legislazione elettorale e di revisioni costituzionali.

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