Il governo Renzi desecreta gli atti sulle stragi

Presto desecretati i documenti sulle stragi degli anni ’70 e ’80. E il premier promette una burocrazia e un fisco più snelli

aggiornamento martedì 22 aprile Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha firmato la direttiva per la declassificazione degli atti sulle stragi. Il provvedimento si riferisce all'aereo di Ustica, a Peteano, alla bomba sul treno Italicus,a piazza Fontana,a piazza della Loggia a Brescia, a Gioia Tauro, alla stazione di Bologna e al treno rapido 904.

Desecretati gli atti sulle stragi

I documenti sulle stragi che hanno segnato il nostro Paese verranno desecretati. Ad annunciarlo è il premier Matteo Renzi in un’intervista concessa a Claudio Tito e pubblicata su Repubblica di quest’oggi:

Venerdi al Cisr (il Comitato per la sicurezza nazionale, ndr) accogliendo un suggerimento del sottosegretario Minniti e dell'ambasciatore Massolo, responsabile del Dis, abbiamo deciso di desecretare gli atti delle principale vicende che hanno colpito il nostro Paese e trasferirli all'Archivio di Stato. Per essere chiari: tutti i documenti delle stragi di Piazza Fontana, dell'Italicum o della bomba di Bologna. Lo faremo nelle prossime settimane. Vogliamo cambiare verso in senso profondo e radicale.

La notizia è stata prontamente ribattuta dalle agenzie di stampa e potrebbe essere uno dei più importanti tasselli della politica “rottamatrice” di Renzi. La desecretazione dei documenti sulle stragi rappresenterebbe una discontinuità con il passato e con uno degli elementi imprescindibili della Prima e della Seconda Repubblica, vale a dire la morale andreottiana secondo la quale “i panni sporchi si lavano in famiglia”.

A 45 anni dalla strage di Piazza Fontana, a 34 da quella di Bologna gli atti, fino ad oggi coperti dal segreto di Stato, andranno all’Archivio di Stato.

Nel corso dell’intervista Renzi ha parlato di Beppe Grillo che proprio ieri lo ha attaccato pesantemente su Twitter e che ha criticato il decreto Irpef approvato venerdì scorso:

È divertente come un tempo. Fino a una settimana fa mi accusava di essere il governo della banche e oggi le sue dichiarazioni sono andate a braccetto con quelle dell'Abi. Fino a una settimana fa mi accusava di aver fatto inciuci con Berlusconi e oggi ripete le cose che dice Forza Italia. Lui urla, noi ragioniamo. Lui punta sulla rabbia, noi sulla speranza.

Ma uno dei nuclei forti dell’intervista è il piano per la sburocratizzazione del Paese. L’idea di Renzi è di mandare “a casa di 32 milioni di italiani un modulo precompilato” in modo che sia possibile fare in modo semplice la dichiarazione dei redditi. L’altro passo sarà l’introduzione dell’identità digitale dei cittadini per snellirre i rapporti con la Pubblica Amministrazione:

Entro un anno daremo una "identità digitale" a tutti. Per capirci: daremo un pin a ogni italiano e userà quel codice per entrare in tutti gli uffici della pubblica amministrazione restando a casa. Tutti gli enti avranno un unico riferimento. Gli italiani non dovranno più fare file al comune o in circoscrizione o in un ministero per risolvere questioni banali. Cerco di spiegarmi con una metafora. È come se oggi funzionasse così: ciascuna amministrazione parla una lingua diversa e il cittadino deve pagare i costi di traduzione. Noi costringeremo tutti a parlare con una lingua sola.

E sulla durata della legislatura? Renzi sfodera il suo incrollabile ottimismo: avanti fino al 2018. Con buona pace di Silvio Berlusconi.

German-Italian Government Consultations

Via | Repubblica

Foto © Getty Images

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