Salario minimo garantito: Svizzera al voto

La Confederazione Elvetica alle urne il 18 maggio per un referendum dall’esito tutt’altro che scontato

Il prossimo 18 maggio la Svizzera tornerà al voto, con un altro referendum dopo quello dello scorso 9 febbraio sulla restrizione dell’immigrazione. Gli elettori elvetici saranno chiamati alle urne per stabilire il salario minimo a 3290 euro al mese, ovverosia la paga sotto la quale i datori svizzeri non potranno scendere. Che sarà la più alta del mondo.

L’iniziativa – lanciata dai sindacati e appoggiata dai partiti della sinistra- è stata resa possibile grazie alle 100mila firme raccolte nei 26 cantoni. La proposta prevede un salario minimo di 22 franchi svizzeri all’ora, pari a 18 euro, per tutti i settori e in tutto il territorio della Svizzera.

Due gli obiettivi: 1) frenare il ribasso dei salari, 2) ridurre le disparità di genere. Per i sostenitori del salario minimo ci sono troppi lavoratori con una paga oraria inferiore ai 22 franchi svizzeri l’ora che non possono condurre una vita dignitosa. L’afflusso di lavoratori da paesi confinanti come Italia, Francia e Germania sta abbassando i livello salariale svizzero ed è stato uno dei principali motivi del successo del fronte del sì nel recente referendum sull’immigrazione.

Per il fronte del Sì comunque quella del prossimo 18 maggio sarà una battaglia dall’esito tutt’altro che scontato: contrari non ci sono solamente i partiti di centro e di destra e le imprese, ma anche i Verdi liberali.

Il salario minimo è stato recentemente introdotto anche in Germania. Attualmente sono sei i Paesi Ue ancora privi di questo istituto: Danimarca, Svezia, Finalndia, Austria, Cipro e Italia.

In un referendum dello scorso autunno, gli svizzeri avevano bocciato la proposta che prevedeva che il salario di un dirigente non potesse superare più di dodici volte quello minimo di un dipendente della stessa impresa.

Swiss Vote For Tighter Immigration Laws

Via | Lettera 43

Foto © Getty Images

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