La riforma del lavoro alla Camera: via libera con 344 sì

Il Nuovo Centrodestra non vuole cedere, la minoranza Pd nemmeno, Renzi e Poletti stanno nel mezzo.

17.00: è arrivato il via libera della Camera alla fiducia posta dal Governo sul discusso decreto Lavoro che promette battaglia una volta approdato in Senato. Il testo sottoposto oggi ai deputati è lo stesso emendato in commissione: la votazione, con 101 assenti, ha registrato 344 sì e 184 no.

Aggiornamento 23 aprile 2014, 9.10: cominceranno nella tarda mattinata di oggi, alle 13.30, le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia al decreto lavoro, come deciso ieri durante la conferenza dei capigruppo di Montecitorio. Alle 15.20, invece, avrà inizio il voto sulla fiducia con appello nominale a cui faranno seguito l'esame e la votazione degli ordini del giorno. Domani, a partire dalle 12, sarà la volta delle dichiarazioni di voto finale sul provvedimento, trasmesse in diretta televisiva dalla Rai.

Oggi non dovrebbero esserci sorprese, il Nuovo Centrodestra e Scelta Civica hanno confermato che voteranno a favore, ma che la battaglia di combatterà in Senato.

18.32 Qualche parole del ministro Poletti sul decreto all'esame della Camera: "Sono stati rispettati i contenuti fondamentali della riforma del lavoro; anche la discussione di oggi ha evidenziato come le distanze sul merito ci sono, ma sono limitate. Sono convinto dell'assoluta necessità di un'approvazione urgente del provvedimento di conversione del decreto lavoro".

15.40 Come ampiamente previsto, il governo ha posto il voto di fiducia sulla riforma del lavoro. La resa dei conti si avrà quindi al Senato. Lo annuncia Speranza (Pd), dopo il vertice di maggioranza con i ministri Poletti e Boschi: "Esprimiamo un giudizio positivo sul testo arrivato in aula alla Camera. E al Senato ci sarà una discussione di merito", nota. Ncd e Sc avevano criticato il testo emendato in commissione alla Camera.

La riforma del lavoro sta provocando parecchie fibrillazioni nella maggioranza: la sinistra del Pd ha deciso di lasciar correre su altri fronti ma di puntare i piedi sul tema lavoro, il Nuovo Centrodestra non gradisce per niente le modifiche che proprio la minoranza del Partito Democratico ha conquistato in commissione Lavoro e adesso minaccia di far saltare tutto alla Camera (o più verosimilmente al Senato). In mezzo al guado troviamo Renzi e Poletti, che potrebbero decidere per il voto di fiducia per rimandare la resa dei conti a Palazzo Madama.

Certo, le modifiche introdotte nella riforma del lavoro in commissione non sembrano nulla di così eccezionale da giustificare la rivolta del Nuovo Centrodestra, se non fosse che nel partito inizia a soffiare una certa insofferenza nei confronti di quella che alcuni vedrebbero come una "sudditanza" di Ncd nei confronti di Renzi e del Pd, e che quindi chiedono che il ministro degli Interni inizi a farsi sentire, altrimenti rischiano di farsi inglobare dai democratici (e soccombere alle prime elezioni).

Il tutto viene sintetizzato da Fabrizio Cicchitto così: "”Al momento non c’è accordo sul decreto lavoro, noi non lo votiamo. È un passo avanti rispetto alla riforma Fornero ma la proposta era migliore prima del passaggio in commissione. All’interno del Pd c’è una discussione aperta sul tema siamo in attesa di chiarimenti". E i chiarimenti potrebbero già essere in corso, visto che Matteo Renzi ha deciso di convocare un vertice di maggioranza, che è atteso a momenti a Palazzo Chigi: "A questo punto solo un accordo di maggioranza può consentire l'ulteriore iter del provvedimento", dice Nunzia De Girolamo sempre da Ncd.

Resta da vedere se Renzi cederà alle richieste del Ncd (ma sembra difficile, perché potrebbe perdere pezzi della minoranza Pd che si sta comportando in modo meno bellicoso) o se invece proverà a scoprire il bluff, mettendo la fiducia e rimandando al Senato la resa dei conti. In questa fase a poco servono le rassicurazioni che arrivano dal governo, in cui Poletti spiega come "i ritocchi non stravolgono l'impianto del testo" e in cui il ministro dell'Economia Padoan prova a far arrivare la sua benedizione su una riforma che, a suo dire, "accelera il beneficio in termini di occupazione della ripresa che si sta consolidando".

Doppio voto di fiducia in Camera e Senato su due provvedimento diversi

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