Elezioni Europee 2014 | Ukip: Polemiche per la campagna euroscettica e xenofoba


Elezioni Europee 2014

. L'Uk Indipende Party (Ukip) ha dato il via ad una vera e propria campagna eurofobica, in vista delle prossime consultazioni di maggio.

Il partito di Nigel Farage (attualmente secondo nei sondaggi in Gran Bretagna e in vantaggio sui Tories del premier David Cameron) ha deciso di puntare su dei manifesti che stanno facendo molto discutere. I poster elettorali, riproposti anche dagli account Facebook e Twitter della formazione conservatrice, veicolano infatti messaggi molto " forti", che gli oppositori hanno bollato come "razzisti" e "allarmisti".

Uno dei manifesti raffigura una mano con l'indice puntato verso il lettore, corredata dal seguente slogan: "26 milioni di persone in Europa stanno cercando un lavoro, e vogliono il tuo". Su un altro poster è raffigurato un operaio inglese che chiede le elemosina su un marciapiede, accompagnato dal messaggio: "Politica dell'UE al lavoro .Lavoratori britannici sono colpiti duramente dalla illimitata manodopera a basso costo".

Farage ha definito l'operazione come: "una riflessione incisiva sulla realtà, così come viene vissuta da milioni di cittadini britannici che lottano per guadagnarsi da vivere". Ed è proprio questa sintonia con i sentimenti della maggioranza dell'elettorato la cosa che più temono conservatori e laburisti. A tale riguardo, ricordiamo che in un altro manifesto appare la foto di una bandiera inglese in fiamme, mentre una bandiera della Ue prende il suo posto. Lo slogan che accompagna la foto è il seguente: "Chi prende realmente le decisioni in Europa? Il 75% delle nostre leggi ora sono fatte a Bruxelles". Ovviamente ciò non è vero. Ma allo stesso tempo è innegabile che questo genere di provocazioni hanno il potere di intercettare la diffidenza radicale che la maggioranza dei cittadini del Regno Unito nutre nei confronti dell'Unione Europea.

La campagna per le europee è costata all'Ukip quasi 2 milioni di sterline, per ora. Per raggiungere tale cifra, sono stai fondamentali i finanziamenti del tycoon, Paul Sykes. Quest'ultimo è un noto businessiman, ex sostenitore dei Tory di Margaret Thatcher, ora diventato nemico giurato dell'Unione Europea.
Nigel Farage Speech At UKIP Public Meeting In Basingstoke
In molti temono che l'Ukip, alle prossime elezioni, possa addirittura insidiare il primato del partito Laburista di Ed Miliband. Ciò scatenerebbe un vero e proprio terremoto politico in Gran Bretagna e infondo la cosa non è poi così impossibile. I due partiti, attualmente all'opposizione, non sono così distanti: Pallwatch dà i Labour a 31,3%, mentre il partito di Farage si attesterebbe al 27,3%.

Cameron, per parte sua, sta cercando di contenere il fenomeno Ukip, ma per ora non ha ottenuto grandi risultati. A tale riguardo, ricordiamo che il primo ministro ha presentato una sorta di manifesto, ovvero 7 condizioni per rimanere nella Ue, al fine di recuperare consensi nell'elettorato conservatore. Ivi ha chiesto un controllo più rigido sull'immigrazione comunitaria ed extra comunitaria, un rafforzamento dei poteri dei parlamenti nazionali, più libertà dai vincoli europei per stare sui mercati internazionali e l'abolizione del principio di un’Unione sempre più forte tra i Paesi membri. Se tali punti saranno rispettati, si è detto disponibile ad appoggiare la permanenza nell'euro del Regno Unito, in occasione del referendum del 2017.

Il partito di Miliband, che non ha mai mostrato un convinto europeismo, ma che è molto preoccupato di un sconfitta in extremis alle elezioni, ha deciso di rispondere alla campagna elettorale dell'Ukip. Esponenti del Labour hanno provato a "smontare" sui blog e sui social network tutti gli slogan lanciati dalla campagna eurofobica. Alcuni hanno sottolineato i benefici diretti e indiretti che la Gran Bretagna ottiene dall'Unione Europea; altri hanno voluto evidenziare che non ha alcun senso equiparare il numero dei disoccupati Ue a quello dei potenziali immigrati.

Purtroppo, come fanno notare molti analisti, le "risposte ragionate" non hanno spesso la stessa incidenza sull'elettorato rispetto al coinvolgimento emotivo che può creare una campagna efficace. La reazione dei laburisti rischia di passare come spocchiosa e distante da chi vede nell'Europa un'intromissione alla sovranità britannica e da quanti avvertono un crescente senso di smarrimento lavorativo, alle prese con un mercato del lavoro iper precarizzato.

Ricordiamo, infine, che il partito di Farage non ha aderito ad Alleanza Europea per la Libertà (Eaf) di Marine Le Pen. Pur esprimendo contenuti nazionalisti xenofobi, in linea con quelli propagandati dalla leader del Front National, l'Ukip ha deciso di rimanere nella formazione conservatrice di Europa della Libertà e della Democrazia (Efd). Questa mossa appare giustificata: l'elettorato inglese mal avrebbe digerito il protagonismo della politica francese e l'apparentamento con partiti di destra "continentali", troppo distanti dal sentire british.

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