Elezioni Europee 2014 | Commissione: Schulz e Juncker polemizzano con Van Rompuy

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Elezioni Europee 2014 L'attuale presidente del Consiglio europeo, il belga Herman Van Rompuy, ha rilasciato qualche giorno fa un'intervista che ha provocato la reazione ferma dei due principali contendenti alla presidenza della Commissione europea: il socialista Martin Schulz e il popolare Jean-Claude Juncker.

Non è un mistero che il cristiano democratico Van Rompuy, membro del gruppo Bilderberg, non abbia proprio una visione "partecipata" dell'Unione Europea. A conferma di ciò sono arrivate alcune sue dichiarazioni rilasciate, il 19 aprile scorso, alla Sueddeutsche Zeitung. Ivi, il politico belga ha rimarcato che la scelta di presentare dei "candidati leader" alla presidenza della Commissione non lo entusiasma per niente e, a suo parere, non entusiasma nemmeno gli elettori, interessati più a questioni nazionali. Inoltre, ha aggiunto: "la differenza tra il Parlamento e chi veramente decide è molto chiara per i cittadini".

Quest'ultima affermazione, seppur non infondata, visto il ruolo ancora troppo marginale che ricopre il parlamento, ha sollevato il malumore di molti a Bruxelles. E' senz'altro vero che, per il Trattato di Lisbona, l'ultima parola sulla nomina del presidente della Commissione spetta al Consiglio (composto dai capi di Stato e di governo). Quest'ultimo, infatti, è chiamato soltanto a "tenere in conto" del risultato delle urne. Tuttavia, quello che Van Rompuy fa finta di ignorare è che l'indicazione di un candidato alla presidenza, da parte degli elettori, ha un significato preciso: un maggiore coinvolgimento dell'elettorato e porre le basi per un ruolo più forte del Parlamento in futuro, per un'Europa meno burocratizzata e più vicina ai cittadini.

Non si è fatta attendere la reazione di Juncker e Sculz alle parole del presidente del Consiglio. Sempre sulla Süddeutsche Zeitung i due hanno respinto con forza l'impostazione "aristocratica" del navigato politico belga. Il candidato del Ppe, a tale riguardo, ha dichiarato: "I vecchi tempi, quando il presidente della Commissione era eletto dai diplomatici a porte chiuse, sono finalmente finiti".

Juncker, più volte accusato dai socialisti di non essere veramente interessato ad assumere (in caso di vittoria) la carica di presidente della Commissione, ha scelto così di prendere una posizione netta, tanto per sgomberare il campo dagli equivoci. Schulz, il candidato del Pse, non è stato da meno e ha richiamato il ruolo cruciale rappresentato dagli elettori. Il suo responsabile alla campagna elettorale, inoltre, ha rincarato la dose: "Siamo rimasti delusi di sentire il messaggio del signor Van Rompuy, sembra che continui a negare la volontà degli elettori europei e a respingere la legittimità democratica delle le prossime elezioni" (Via EurActiv).

Staremo a vedere cosa accadrà 48 ore dopo il voto, in occasione della riunione del Consiglio convocato dal presidente belga. Se è vero, infatti, che tutti i candidati in campo (ricordiamo che corrono anche Alexis Tsipras per Sinistra Unita, José Bové e Ska Keller per i Verdi e Guy Verhofstadt per i liberaldemocratici) continuano a difendere l'elezione "diretta" del presidente, non è escluso che altri scenari possano aprirsi. Nomi di mediazione come quello di Christine Lagarde e Olli Rehn rimangono in campo, ma ce ne sono anche degli altri. Questa ipotesi di operare una scelta non corrispondente all'indicazione delle urne potrebbe concretizzarsi soprattutto nel caso in cui le due principali forze, Ppe e Pse, risultassero in parità (o quasi) dopo lo scrutinio.

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