Palestina: Governo di unità nazionale Fatah-Hamas?

Palestinian President Mahmoud Abbas Meets A Delegation Of The Palestinian Leadership
Oggi esponenti di Fatah, partito del presidente dell'Anp Abu Mazen, ed alcuni membri di Hamas hanno annunciato di voler dare vita ad un governo di unità nazionale entro un periodo di 5 settimane. La possibilità di arrivare ad un accordo definitivo, secondo quanto riportato dall'agenzia Nena News, è tangibile. Dopo lunghi colloqui a Gaza City, infatti, si sarebbe raggiunta una forte sintonia tra il partito moderato di governo e la fazione islamista, che di fatto controlla la Striscia di Gaza.

Inoltre un funzionario palestinese avrebbe aggiunto: "ci sono stati anche progressi sull’organizzazione delle future elezioni e sulla composizione dell’Olp".
Hamas, da parte sua, ha voluto evidenziare la volontà di riconciliazione con un gesto di buona volontà: ha liberato 10 prigionieri, membri del partito di Fatah.

La mossa di Abu Mazen arriva dopo una lunga fase di negoziato con Israele, che non ha prodotto i frutti sperati. Anche se la scadenza di luglio, fissata dal segretario di Stato americano John Kerry, lascia ancora dei margini per la trattativa.

Il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, ha commentato duramente l'annuncio congiunto: "Il presidente palestinese Abu Mazen deve scegliere se desidera la riconciliazione con Hamas oppure la pace con Israele" (Via Ansa).

Certo la decisione dell'Anp ha il sapore di una provocazione, ma è anche vero che ormai i palestinesi sono costretti a giocare su due tavoli, quello interno e quello del negoziato. A tale riguardo, ricordiamo che la ripresa del dialogo con Tel Aviv, fortemente voluta dall'amministrazione Obama, ha creato non pochi problemi ai palestinesi. Netanyahu, non solo non è nemmeno sfiorato dall'idea di tornare ai confini del '67, ma si è rifiutato di rilasciare 30 detenuti entro marzo ed ha continuato con la politica della costruzione di unità abitative coloniche nei territori occupati.

Saeb Erekat, caponegoziatore palestinese, ieri aveva perfino delineato una soluzione shock, in segno di protesta verso il governo israeliano. Ovvero smantellare l'Autorità Nazionale Palestinese perché priva di potere sui territori. In questo modo la responsabilità dell'occupazione graverebbe solo su Israele, che si troverebbe a gestire una situazione molto pericolosa.

La minaccia è in seguito rientrata, minimizzata dallo stesso Erekat, dopo la presa di posizione degli Usa. La por­ta­voce del Dipar­ti­mento di stato, Jen­ni­fer Psaki, ha fatto sapere ai palestinesi che, se avessero preso una decisione estrema, gli Usa avrebbero bloccato la cooperazione economica.

Abu Mazen, dunque, è deciso a giocarsi il tutto per tutto prima di luglio e cerca di fare pressione in tutti modi sulla Casa Bianca, giudicata troppo morbida con Israele. D'altro canto Obama in questo momento non può forzare più di tanto la mano con Tel Aviv. Il Presidente è determinato nella prosecuzione dell'accordo sul nucleare tra Iran e 5+1. Accordo per nulla gradito al governo Netanyahu. Dunque, tentare di imporre ad Israele un accordo troppo aperturista con l'alleato storico non pare un'operazione a portata di mano in questo momento.

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