Buon 25 aprile

Oggi ricorre il sessantanovesimo anniversario della Festa della Liberazione.

C'era chi le feste civili avrebbe voluto abolirle. E' un progetto fortemente conservatore e liberista, spesso mascherato da incentivo alla produttività. Ma il 25 aprile resiste come resisteva quell'Italia che – problematica e complessa – lottava per la propria liberazione, dopo anni di anestesia sociale sapientemente somministrata da una dittatura violenta e assoluta.

Il 25 aprile resta un simbolo fondamentale, per la storia del nostro Paese. Con buona pace di chi riscrive, revisiona e rivede, di chi fa paragoni con altri contesti sociali, geografici e storici, di chi nega, di quelli che «si stava meglio quando si stava peggio».

La foto, scattata da Alessandro Diegoli a Civago, mostra uno dei tanti monumenti ai partigiani dove – almeno nei paesi usa ancora così – le bande musicali, le filarmoniche, suonano per celebrare una festa. La festa della Liberazione. L'anniversario della Resistenza.

25 aprile 2014

La data, scelta simbolicamente, ricorda la liberazione di Milano e Torino e la proclamazione ufficiale dell'insurrezione, la presa dei poteri da parte del CLNAI e la condanna per i gerarchi fascisti via decreto:

«I membri del governo fascista ed i gerarchi del fascismo colpevoli di aver soppresso le garanzie costituzionali e di aver distrutto le libertà popolari, creato il regime fascista, compromesso e tradito le sorti del Paese e di averlo condotto all'attuale catastrofe, sono puniti con la pena di morte e nei casi meno gravi con l'ergastolo».

Il decreto sarebbe poi stato cancellato dall'amnistia voluta da Palmiro Togliatti, leader del Partito Comunista Italiano e Ministro di Grazia e Giustizia, con l'obiettivo di raggiungere una pacificazione nazionale.

Con queste parole, Sandro Pertini proclamò, sempre il 25 aprile 1945:

«Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l'occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire».

Era la fine del ventennio fascista, dell'occupazione da parte dei tedeschi nazisti, della seconda guerra mondiale. E, per quanto quel periodo debba essere giustamente problematizzato, rifuggendo da catalogazioni manicheiste, troppo spesso si negano la valenza non solo simbolica ma anche politica e sociale di questa data, l'importanza dei valori antifascisti, un pezzo fondamentale di storia che farebbe comodo cancellare e che deve sopravvivere nel ricordo, nella memoria, nello studio e nelle celebrazioni.

Ecco perché, oggi, come sempre, va augurato buon 25 aprile.

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