Berlusconi “scalcia”, Renzi finge di non sentire e di non vedere

Getta acqua sul fuoco Matteo Renzi limitandosi a definire come “fibrillazioni elettorali” i segnali di forte insofferenza di Silvio Berlusconi ospite da Bruno Vespa a Porta a Porta.

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Un film già visto, si dirà. Con il solito (ex) Cav pronto a fare saltare impegni e patti per difendere interessi di partito e interessi personali a scapito di quelli generali del Paese.

Il patto del Nazareno, sottoscritto dai due leader per realizzare le riforme, rischia così di non reggere alla pressione delle elezioni europee, traguardo importante per il governo, ma anche per il leader di Forza Italia che cerca un riscatto personale dopo le vicende giudiziarie degli ultimi mesi, la decadenza da senatore e l'affidamento ai servizi sociali, e la frattura interna al partito creata dalla nascita del Nuovo Centrodestra del … “tradirore” di turno (l’ulimo in ordine di apparizione), Angelino Alfano.

Poco importa se la diatriba riguarda il Senato, di debole appeal per gran parte degli italiani. Ma il segnale è importante perché in gioco c’è l’intelaiatura delle riforme tracciato da Berlusconi e Renzi, con il premier deciso a non fermarsi di fronte a nulla e nessuno per dimostrare di avere imboccato con il suo governo, la strada giusta. Della doppia maggioranza, trattasi. Si vedrà, prima o poi, quale è che conta davvero e su quale Renzi punta per superare lo scoglio del 25 maggio.

Sull’assetto del nuovo Senato, insomma, si gioca uno scontro pesante, dalle ripercussioni decisive per le stesse sorti dell’esecutivo. Questo, scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore, per due ragioni.



”Primo, perché quella del Senato è una riforma cardine, destinata a condizionare le altre e in particolare la legge elettorale: chi non vuole il cosiddetto "italicum" non vuole nemmeno cambiare la Camera alta nelle forme radicali vagheggiate da Renzi. 

Secondo, i numeri a Palazzo Madama sono troppo esigui e il malessere politico troppo esteso per pensare che tutto fili liscio secondo le intenzioni del premier. Gli oppositori di Renzi nel Pd, che non sono pochi, trovano proprio nel Senato la loro roccaforte, aiutati dagli aspetti oggettivamente poco chiari della riforma. E intorno a loro si coagulano quanti, da Forza Italia ai Cinque Stelle, hanno interesse a combattere il governo. È una legge ovvia della politica e in più c'è di mezzo l'assetto istituzionale. Prepariamoci a una dura trattativa”.

Forte e chiaro.

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