Filippine e Stati Uniti alleati: se la Cina attacca, interviene Washington

Accordo tra Manila e Washington di dieci anni: gli Usa difenderanno le Filippine e in cambio potranno dispiegare forze armate in porti e aeroporti e potranno utilizzare le basi.

Altolà alla Cina. Le Filippine hanno raggiunto un accordo militare con gli Stati Uniti: in caso di attacco da parte di Pechino, Washington interverrà per difendere le isole. Il patto durerà dieci anni e permetterà agli Usa l'accesso temporaneo a una serie di basi e il posizionamento di aerei e navi da guerra in porti e aeroporto del Paese. Questo è uno dei primi fatti concreti derivanti dalla visita di Barack Obama in Asia.

Il numero uno della Casa Bianca, già a Tokyo, aveva fatto sapere che le isole Senkaku, contese da Cina e Giappone, ricadono assolutamente sotto il trattato bilaterale di alleanza difensiva; dunque, anche in questo caso, se la Cina dovesse attaccare, arriverebbero subito le forze armate americane insieme a quelle giapponesi per difendere le isole. Le Filippine, da tempo, erano a caccia di appoggi per le loro dispute territoriali con i cinesi (isole Spratly e Scarborough Shoal). Obama ha fatto sapere che il patto con Manila aiuterà a promuovere la sicurezza regionale, migliorerà le forze armate e la reazione a eventuali disastri naturali.

Pechino, naturalmente, non è di questo avviso. E parla apertamente di accerchiamento. Cosa, peraltro, abbastanza vera. Nelle Filippine, la Costituzione vieta la presenza permanente di militari stranieri; per questo motivo, si è scelta la formula della "presenza a rotazione". Intanto, Barack Obama ha cenato con il presidente del Paese, Benigno Aquino, l'uomo che aveva paragonato l'aggressività cinese a quella di Hitler nei confronti della Cecoslovacchia nel 1938. L'ultimo atto del presidente americano in Asia sarà la visita al cimitero militare a stelle e strisce di Fort Bonifacio.

Barack Obama nelle Filippine

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