Mariastella Gelmini e le bocciature: tutte le ragioni della marcia indietro

Ve ne avevamo parlato qualche tempo fa: il decreto legge del ministro Gelmini sulla riforma della scuola prevede la bocciatura alle elementari e alle medie con una sola insufficienza, senza neanche la possibilità dei cosiddetti "esami di riparazione" previsti alle superiori. Qualche giorno fa, a fronte delle crescenti critiche, il ministro è stato costretto a fare marcia indietro, e in una nota ha affermato che "l'intera materia della valutazione troverà chiarimento definitivo con un regolamento".

Si è trattato di un ripensamento ragionevole in quanto, a ben vedere, tale provvedimento rischiava di vanificare da solo tutti gli altri obiettivi della riforma. Se applicato davvero, infatti, esso avrebbe comportato la bocciatura di circa il 50% degli studenti di ogni classe (questa la quota approssimativa di studenti con almeno un'insufficienza alle scuole medie): il numero di alunni nella scuola dell'obbligo sarebbe perciò aumentato vertiginosamente nel giro di qualche anno, perché da ogni istituto sarebbero usciti, ogni anno, meno di studenti minore a quello degli iscritti in prima. Questo avrebbe comportato sicuramente un'aumento di spesa per la scuola pubblica, ovvero il contrario di quello che la riforma si propone.

Inoltre, se il numero di studenti fosse aumentato e quello di insegnanti, in seguito ai tagli previsti, diminuito, avremmo assistito ad un forte aumento del numero di alunni per classe, indicato da molti come un fattore di scarsa qualità della didattica. Le classi non possono tuttavia "ingrassare" al di là di una certa soglia perché le aule sono in genere abilitate ospitare solo un numero limitato di studenti, per ragioni di sicurezza. Un aumento degli studenti per classe avrebbe dunque prima o poi comportato un aumento di insegnanti, vanificando del tutto i tagli al personale pianificati dal ministro, e contribuendo ad un ulteriore aumento della spesa pubblica.

Stabilire la bocciatura con una sola materia avrebbe significato poi dare ad ogni singolo insegnante una sorta di "potere di veto" sulla promozione di ogni alunno, fino ad oggi sottoposta al voto collettivo del consiglio di classe. E questo sarebbe sembrato tanto più bizzarro da parte di un ministro che ha più volte sostenuto come una parte del corpo docente italiano sia scarsamente preparato, tanto da paragonare la scuola ad un enorme "ammortizzatore sociale".

Infine un provvedimento come quello paventato avrebbe costituito un'inversione a 180° rispetto alla linea seguita da Letizia Moratti - ministro dell'istruzione nel precedente governo Berlusconi - che aveva emanato direttive allo scopo di limitare al minimo le bocciature in certi punti del percorso scolastico (ad esempio in prima media), per concentrarle invece alla fine di ogni ciclo scolastico, come avviene in molti paesi europei.

C'è dunque da rallegrarsi che il ministro si sia reso conto in tempo dei possibili esiti catastrofici del provvedimento e l'abbia ritirato. Ciò che stupisce un po' è però il tempo che le è servito per realizzarlo: il decreto è dello scorso 1° settembre, la marcia indietro solo di qualche giorno fa.

Foto: Alessio85, Flickr.

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