Riforme, Renzi “costretto” alla mediazione. E’ il Colle a tirare i fili …

A meno di un mese dal voto del 25 maggio il gioco, più che chiaro, è scoperto, con Silvio Berlusconi che con una mano lancia segnali distensivi sulle riforme e con l’altra mina tutti i sentieri e con il premier Matteo Renzi che, a schiena diritta, cerca di ammorbidire i toni, giocando sul nuovo Senato la carta della mediazione.

colle

Nel Pd, sempre in fibrillazione e con le minoranze in cerca di una linea e di una leadership, il segretario-premier cerca di rassicurare tutti, dai vertici alla base, sapendo che occorre mandare su di giri un motore un po’ spento, in vista di elezioni da “vincere” ...a tutti i costi.

Per tastare il polso della situazione il presidente del Consiglio ha in programma una serie di incontri significativi, dopo quelli con il presidente della Affari costituzionali di Palazzo Madama, Anna Finocchiaro, e il capogruppo Pd Luigi Zanda oggi sarà la volta dell'assemblea dei senatori in vista della presentazione, mercoledì, del testo base della riforma. In commissione le proposte sono ben 52, molte delle quali prevedono l'elezione dei senatori.

Proprio quello che Renzi, anche ieri, ha detto di voler evitare sostenendo che chi vuole un Senato elettivo vuole solo aumentare il ceto politico. Il premier batte sul tasto a lui caro, di fatto quello dell’antipolitica, anche se con toni (e sostanza) molto diversi da quelli del leader di Forza Italia e del leader del M5S.

Tornando al Pd, c’è chi tiene duro, come fa Vannino Chiti:"Il Senato deve essere elettivo perché, anche con la riforma, avrà una funzione di garanzia, non soltanto di rappresentanza dei territori: interverrà sulle modifiche costituzionali, sulle leggi elettorali, sugli ordinamenti dell'Unione europea e potrà richiamare le leggi". Chiti, infine, affronta l'argomento Movimento 5 Stelle: "Grillo benedice la mia riforma? Non mi preoccupa. Qui non si tratta di votare con i 5 Stelle contro il Governo: sulle riforme costituzionali contano il merito e i contenuti. Il partito non è preoccupato dall'accordo di Berlusconi e di Verdini, anzi è un bene che ci sia. Penso che sulle riforme costituzionali ci debba essere la convergenza non solo di Forza Italia, ma anche di Sel e Movimento 5 Stelle. È un fatto positivo, anche perché la Costituzione non è dei governi né dei parlamentari ma dei cittadini italiani, per questo sostengo che l'ultima parola dovrà essere degli elettori".

Non c’è dubbio che c’erano troppe contraddizioni nel progetto originario di trasformazione del Senato e oggi si cerca di correggerle, tendendo conto soprattutto delle opinioni diverse all'interno del Pd e anche nel partito di Alfano che è il secondo partner della maggioranza. Ecco perché Renzi si adegua a una mediazione, non solo di facciata.

“Ma l'aspetto più interessante – scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore - è che questa mediazione avviene con il concorso determinante e anzi l'iniziativa del presidente della Repubblica. Sembrava che Renzi volesse confinare Napolitano a una funzione di semplice notabile. Viceversa la tessitura della riforma passa dal Quirinale che si conferma come baricentro, per ora insostituibile, dei nostri equilibri politici”.

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