Il premier Renzi a Porta a Porta: «Sì a un rinvio, ma le riforme si faranno»

Il premier accetta un rinvio di due settimane ma avverte: "niente ulteriori rinvii"

La settimana scorsa è toccato a Berlusconi, stasera è la volta di Matteo Renzi a tornare nel salotto di Porta a Porta. In una giornata particolare per il premier, quella in cui ha incontrato il gruppo al Senato del Pd per trovare un punto d'incontro sulla riforma di Palazzo Madama. Il premier ha minacciato di dimettersi se gli verrà impedito di portare a termine le riforme istituzionali, ma ha ceduto alle richieste del suo gruppo concedendo un rinvio di 15 giorni alla discussione sul ddl. Salta quindi la scadenza del 25 maggio, si va al 10 giugno, ma Renzi è chiaro:

Siccome la polemica era che l’iniziativa era solo a fine elettorale, vi mostriamo che non è così e arriviamo al 10 giugno per il voto in prima lettura: mi dispiace, ma con 15 giorni in più nessuno si scandalizza. Basta che non sia un modo per rinviare

Spiega che l'accordo è fatto "al 98%" e restano le "questioncine tecniche", su cui però rischia di andare a sbattere. Tra queste, la composizione del nuovo Senato, con Renzi che avrebbe voluto più sindaci e i suoi che chiedono più consiglieri regionali. Al premier sta bene cedere su questo punto purché, avverte, "non porti il Senato a riprendere le indennità".

Ribadisce che è pronto ad andarsene se gli verrà impedito di portare a termine il programma

Io ci sto se posso cambiare le cose. Se vogliono qualcuno che le cose le “abbuia” prendano un altro. Io ci sto se posso fare le cose che voglio fare

E, sempre sul tema della riforme, già da domani toccherà alla Pubblica Amministrazione, con cui intende mettere un freno alla burocrazia, che nei giorni scorsi ha definito uno dei mali dell'Italia.

Domani presentiamo i provvedimenti che noi proponiamo alla pubblica amministrazione con un metodo un po’ diverso. Molte misure faranno discutere

avverte, precisando però che non ci saranno esuberi. La cifra del commissario alla spending review Cottarelli (85 mila esuberi) era "teorica" per stimare il livello di tagli necessario alla PA. Il numero di dipendenti pubblici in Italia è in linea con quello degli altri paesi, serve però che lavorino di più e meglio. Parte una nuova stagione di lotta ai fannulloni?

Matteo Renzi a L'Aja

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