Berlusconi punta al ruolo di “martire”. Il patto del Nazareno soffoca Renzi?

Se c’è una cosa che Silvio Berlusconi non teme è la revoca ai servizi sociali e finire diritto diritto agli arresti domiciliari. Il leader di Forza Italia non ha nessuna intenzione di passare una manciata di ore alla settimana raccontando barzellette agli anziani del centro di Cesano Boscone.

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L’ex premier punta a compiere l’ultimo “miracolo”, quello di resuscitare Forza Italia, spappolata, in caduta libera nei sondaggi delle elezioni del 25 maggio. Per questo miracolo non basta proporre agli italiani il vecchio armamentario del passato. O, meglio, può andare bene anche il solito rosario di promesse: quel che va cambiato è il luogo da dove parte il messaggio, è la condizione umana e politica di chi lancia quel messaggio.

Cosa c’è di meglio, allora, che tirare la corda oltre ogni limite ed essere … “rinchiuso” nella propria villa di Arcore, agli arresti domiciliari? Berlusconi si atteggerà a novello Silvio Pellico nel buio dello Spielberg, non scriverà “Le mie prigioni”, accontentandosi di fare scrivere agli italiani la croce sul simbolo di Forza Italia il 25 maggio.

L’armamentario propagandistico del “Ghe pensi mi” – i modi e i tempi sapientemente scelti a tavolino con una lucida strategia di marketing politico – dimostrano lo stato in cui versa personalmente e lo stato in cui è ridotto il suo partito.

Berlusconi ha l’acqua alla gola e teme di essere presto travolto dagli eventi. Non gli importa di niente e di nessuno e si appella - come "martire" - direttamente agli italiani. La paura fa novanta e più, e Berlusconi, pur di risalire la china e guadagnare anche uno zero virgola nei sondaggi è pronto a dichiarare qualsiasi cosa, in una escalation basata sul peggior populismo, con rischi di cui oggi è difficile misurarne la portata.

Gli italiani da tempo hanno imparato a distinguere la campagna elettorale dall'azione di governo, le promesse dai fatti realizzati, le minacce dalle mediazioni.

Per Berlusconi, al di là delle frasi roboanti, poco contano gli interessi generali del Paese: conta solo se stesso. Proprio per questo, specie il premier Renzi e il Pd, non devono rincorrere Berlusconi sul suo terreno. Non è facile. Non solo perché le “bombe” dell’ex Cav colpiscono a vanvera e non sono solo virtuali. Pesa come un macigno il patto del Nazareno fra il leader di Forza Italia e il leader (premier) del Pd. Quel macigno può essere la salvezza per Berlusconi e il cappio al collo per Renzi.

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