Marina Berlusconi al Corriere della Sera: "Mio padre condannato senza prove. Io in politica? Chissà"

Il vertice di Mondadori intervistata dal Corriere della Sera: "Io in politica? Oggi no, domani chissà". E attacca la magistratura

Marina Berlusconi è una donna che non ama apparire in pubblico, che rilascia poche interviste e che, generalmente, tiene un profilo piuttosto basso, sopratutto sugli affari che riguardano l'eterna lotta tra il padre e le toghe italiane (in particolare milanesi): per questo motivo l'intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera rappresenta un cambio di rotta, nei modi e nei termini del vertice di Mondadori.

L'intervista è forse la conversazione con la primogenita Berlusconi più politica mai apparsa su un quotidiano nazionale: giudizi netti su uomini politici, magistratura, governo Renzi, Forza Italia e uno spiraglio, che sembrava essersi chiuso mesi fa con il suo "no grazie" a qualsivoglia discesa in campo, su una possibile candidatura (prima o poi), in sostituzione del padre alla reggenza di Forza Italia. Ieri ha presenziato l'assemblea degli azionisti di Mediaset, oggi presenzierà quella di Mondadori, impegni aziendali che connotano l'impronta imprenditoriale di Marina Berlusconi, mostrandola indaffarata su tutt'altro rispetto alla politica.

"Mio padre ha subito in vent’anni una persecuzione giudiziaria senza precedenti, è stato il bersaglio di organi di informazione che dividevano con un gruppo di toghe ideologie, interessi, obiettivi. La presunzione di colpevolezza ha sostituito quella d’innocenza, l’incertezza del diritto ha stravolto i principi giuridici. E si è arrivati persino a celebrare processi su reati confezionati su misura"

è il giudizio di Marina sulla sentenza di condanna definitiva emessa in agosto dalla Cassazione: una condanna emessa "senza prove" afferma la primogenita di casa Berlusconi, ribadendo quel concetto di "colpo di Stato" basato sulla calunnia che da mesi viene ribadito dal padre (l'ultima volta lunedì sera da Corrado Formigli, su La7), una teoria che a furia di ripeterla sembra oramai passare sotto silenzio (quando invece, se fosse vero, l'intervento delle Nazioni Unite sarebbe auspicabile).

Sul capo del governo, quel fiorentino Matteo Renzi che tanto piace agli imprenditori italiani, il giudizio di Marina Berlusconi è tranchant, sulla falsariga di quello del padre ma con un po' di pepe in più: un bravo comunicatore, bella e buona presenza che tuttavia rappresenta "il nuovo che arretra", colpa anche di quel governo in salsa NCD che in casa Berlusconi proprio non riescono a digerire.

Mondadori Annual Shareholders' Meeting

"Il solo fatto che abbia conquistato il Pd suona come la negazione di quello che la sinistra ha fatto e predicato in questi vent’anni, la certificazione della sua sconfitta. [...] Dopo vent’anni durante i quali l’unica linea è stata l’antiberlusconismo, la sinistra ha ora un leader che sembra aver capito due cose. Primo: Berlusconi non è il male da eliminare ad ogni costo ma solo un avversario politico. Secondo: mio padre aveva perfettamente ragione a ripetere che il problema dei problemi di questo Paese è che con le attuali regole non si riesce a governarlo"

attacca poi Marina, che giudica negativamente l'operato del governo.

"Sul decreto lavoro, il dietrofront dettato dalla sinistra Pd ha del clamoroso. E poi non sono né un politico né un economista, non ho la presunzione di dettare ricette, però quel che è certo è che misure come il decreto “80 euro” sono spese elettorali e non investimenti per la crescita. Posto che si trovino le coperture. [...] quei soldi, oltre 20 miliardi in due anni, si potevano usare in modo molto più efficace. Oltretutto il decreto fa acqua da tutte le parti. Conti alla mano, l’unica certezza è che aumentano le imposte su casa e risparmi. In un momento così difficile."

dice Marina, che descrive una crisi economica che volge al termine ma il cui pericolo non è scampato, almeno per la fragile economia italiana: la ripresa di Mediaset a fare utili e la voglia di nuove acquisizioni, la ristrutturazione di Mondadori, la chiusura dell'anno di Banca Mediolanum (i pezzi pregiati dell'economia di Arcore) non devono far calare la guardia e al governo e agli imprenditori. Successi del padre, come quelli ottenuti in politica nei 10 anni in cui è stato inquilino di Palazzo Chigi, dai quali però in molti oggi cominciano a prendere le distanze (Bondi, Bonaiuti, lo stesso Alfano):

"Mi chiedo: ma questi signori dov’erano, che cosa facevano? Non li sfiora il sospetto di essersi dimostrati a dir poco inadeguati? E che senso ha ripetere che Forza Italia non ha un progetto politico? [...] Se di tradimento dobbiamo parlare, direi che queste persone hanno innanzitutto tradito se stesse e la propria storia. Consegnandoci una granitica certezza: l’unica cosa in cui sono grandi è la mediocrità. Il dissenso è ovviamente legittimo, ma ci sono anche i modi e i tempi giusti per esprimerlo. Quando poi si scopre che spesso dietro certe “nobili” prese di distanza ci sono in realtà soltanto faide di potere o fame di poltrone, il tutto diventa, se possibile, ancora più avvilente."

ripete Marina, parafrasando quella che è la posizione più "soft" in materia nel partito retto dal padre, un partito che è certamente in difficoltà (come confermato questa mattina da Giovanni Toti a Radio24) ma che punta ad obiettivi ambiziosi. Se nel futuro di Marina Berlusconi ci sarà la politica, come per Marine Le Pen (l'accostamento, un po' azzardato forse, è del Corriere), è decisamente presto per dirlo: la primogenita di Silvio Berlusconi non si sbilancia, ma aggiusta il tiro rispetto a quel "no" categorico espresso più volte mesi fa.

"Chissà".

E' già un passo oltre.

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