Primo Maggio, i sindacati bocciano il Governo. E Camusso “stronca” il premier Renzi

Avranno limiti e ritardi, burocratizzati e a difesa dei “garantiti”, questi sindacati impegnati a sventolare nel Primo Maggio la bandiera dei ricordi e della retorica, ma lanciano messaggi allarmanti alla politica e di forte critica al governo.

lavoro-solitudine

Dal palco di Pordenone l’attacco dei gran capi della Triplice è rasoterra con l’imperativo di mettere il lavoro al centro delle politiche dell’esecutivo e del Parlamento. Appelli e slogan forti e chiari: il lavoro non si crea per legge, ma attraverso le politiche industriali, la lotta alle rendite e continuando con maggiore decisione sulla strada della riduzione del carico fiscale sui redditi di lavoratori e pensionati.

Il segretario della Cgil: “Smettiamola di creare leggi. Una legge non crea lavoro, una legge può anche cancellare la speranza di lavoro”. Il leader della Uil Luigi Angeletti: “ Serve un governo che le cose le faccia. Cambiare il Paese si deve e si può, ma insieme ai lavoratori e ai cittadini, quindi anche insieme ai sindacati. Serve umiltà, dialogo coi cittadini. La riforma della P.a? Non si può fare una riforma contro i lavoratori”. Il numero uno della Cisl Raffaele Bonanni: “Basta con un teatrino che fa il Paese sempre meno governabile e tra i meno democratici d’Europa”.

Pare di tornare indietro agli anni ’70, di ascoltare le parole di Enrico Berlinguer o di Luciano Lama, ma anche di Aldo Moro. In particolare, Susanna Camusso ha preso di petto il governo, bocciando con il lapis rosso, nel metodo e nel merito, il premier Matteo Renzi.

Serve "un governo a difesa dei lavoratori e del lavoro, un governo che dice che, senza lavoro, questo Paese corre un grandissimo rischio, mette a rischio la democrazia". E giù bordate: “Non si pensi che si possa continuare con una politica che scarica i costi sui lavoratori e sui pensionati, che non ha creato posti di lavoro e che continua a impoverire il Paese". Per quanto riguarda la riforma della Pa annunciata dal presidente del consiglio, invece, al segretario di corso d'Italia "pare che siamo ancora ai titoli e agli annunci. L'abbiamo detto ben prima che lo dicesse il governo che era necessaria una riforma. Riteniamo che non si possa fare una riforma di una macchina come quella della Pa senza coinvolgere il lavoro e valorizzandolo. Bisogna tornare all'autonomia della P.a., bisogna tornare alle competenze e ai concorsi".

Ai partiti fischiano le orecchie. Urge buon senso, urgono riforme vere e … condivise. Al di là degli annunci e dei contro annunci la realtà resta drammatica, soprattutto al sud e fra i giovani.

Il premier Renzi ha promesso un calo del tasso di disoccupazione sotto il 10% entro il … 2018 (siamo agli inizi del 2014!) mentre continuano ad aumentare le crisi aziendali: a fronte dei 63 accordi sottoscritti nel 2013, ci sono 137 vertenze aperte (dati Uil). Con un lavoratore su 4 a rischio impiego: su 285.800 dipendenti coinvolti, rischiano il posto 74.605 persone.

Persone che potrebbero presto andare ad incrementare l’esercito dei nuovi poveri: 4,1 milioni di persone (nel 2010 erano 2,7 milioni), tre milioni dei quali guadagnano tutti assieme quanto le 10 persone più ricche del paese. Chiaro? Un anno fa la disoccupazione in Italia era all’11,5% (dati Eurostat). Nello stesso periodo nell'Eurozona è calata dal 12 all'11,9%, In Italia è continuata ad aumentare toccando il 12,7%, come nel 1977. Un segnale ancora più preoccupate se confrontato con quello dell'Ue a 28: il tasso è diminuito quasi ovunque, tranne che in Bulgaria e Cipro, oltre che appunto nel Belpaese.

Già. Belpaese sì, ma per chi?

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