Primo maggio, Piero Pelù attacca Renzi. La polemica continua sui social

Dal palco del concertone la retorica anti-governativa non manca mai. Matteo Renzi e Carlo Giovanardi “vittime” dell’intervento di Piero Pelù

16:55 Dal palco ai social la polemica fra Piero Pelù e Matteo Renzi continua. Il premier è in silenzio-Twitter dal 28 aprile, ma ci pensa l'account del Partito Democratico a retweettare le difese di terzi. Dopo il primo status di Facebook nel quale si scusava con i beneficiari degli 80 euro, Piero Pelù torna ad attaccare Matteo Renzi dandogli del bugiardo e contestando la versione dei difensori del Presidente del Consiglio secondo la quale il cantante proverebbe risentimento contro Renzi a causa del suo mancato coinvolgimento nelle manifestazioni musicali dell'estate fiorentina.


16:45 Michele Anzaldi, deputato del Pd e segretario della stessa commissione di Vigilanza Rai ha commentato:

Sarebbe interessante sapere cosa pensano il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico, e il presidente dell'Agcom, Angelo Cardani, dell'intervento di Piero Pelù al concerto del 1° Maggio in diretta su Raitre. La trasmissione, infatti, per il periodo della par condicio è ricondotta sotto la responsabilità del Tg3.

ore 14:58 Piero Pelù posta su Facebook le sue spiegazioni sul suo discorso di ieri sera al “concertone” di Roma. Spiega di non voler offendere nessuno parlando di elemosina e aggiunge di avere parlato “da persona libera da schemi di partiti e/o movimenti”. Per “spiegare” Pelù usa altri slogan (“tutti bravi tutti buoni, ma solo in tempo di elezioni”) e puntualizza che con l’aumento delle accise sui carburanti e sulla birra, delle tasse sui rifiuti e con i tagli a scuola e sanità pubblica i famosi 80 euro verranno sfilati dalla tasche degli italiani.

Nella sua precisazione Pelù spiega che

diminuiranno le detrazioni per chi ha familiari a carico e per chi ha lavoratori dipendenti, questo giusto per massacrare le piccole imprese e quindi favorire solo un LAVORO: quello NERO.

Poi ancora la questione F35, prima della sintesi finale:

La sintesi del mio intervento di ieri al Primo Maggio potrebbe essere questa:
tralasciando per un attimo la quantità di sprechi abominevole del nostro Stato, quanti 80€ ci stanno dentro 20 miliardi di €? ma soprattutto quanto LAVORO VERO E ONESTO si può creare con 20 miliardi di €?
Stiamo uniti e stiamo rock!


Primo maggio, Piero Pelù attacca Renzi “boyscout di Licio Gelli”

ore 09:10 Alla fine Piero Pelù è caduto nella trappola della retorica che il palco del Primo Maggio e la folla prospiciente da sempre tendono ai cantanti che su quella tribuna si scoprono artisti engagé, molto spesso senza possedere la dialettica e la logica necessarie per sostenere le tesi di cui si fanno portavoce.

Un anno fa Elio e le storie tese con la meravigliosa Complesso del primo maggio aveva fatto a pezzi la retorica che da sempre accompagna quest’evento con una strofa magistrale, una sorta di discorso-standard di quelli sentiti a decine nel corso degli anni:

“Allora noi vogliamo dedicare questa canzone contro il capitalismo, è ora dire basta col lavoro che sfrutta tutti. Devono capire che hanno rotto le palle i padroni, perché le masse operaie… o ma non vi sento fatevi sentire, siete tantissimi!”

Semplicemente geniale, come semplicemente geniale era stato il fatto di cantarlo, a qualche settimana dalla pubblicazione, proprio sul palco sbeffeggiato con parole e musica.

Ecco, ieri Piero Pelù nel “complesso” del Primo Maggio che costringe alle invettive contro potere, governo e capitalismo ci è inciampato un'altra volta, diventando, suo malgrado, lo stereotipo sbeffeggiato dai suoi intelligentissimi colleghi:

Non vogliamo elemosine da 80 euro, vogliamo lavoro. Il non eletto ovverosia il boyscout di Licio Gelli deve capire che in Italia c’è un grande nemico, ma quel nemico è interno, si chiama disoccupazione, si chiama corruzione, si chiama voto di scambio, si chiama mafia, si chiama ‘ndrangheta e si chiama camorra. La nostra è una guerra interna, il nemico è dentro di noi, forse siamo noi stessi. Io gli unici cannoni che ammetto sono quelli che dovrebbe fumarsi Giovanardi.

L’attacco a Matteo Renzi “non eletto” e “boyscout di Licio Gelli” e la chiusa con Carlo Giovanardi escono dalla cassetta degli attrezzi di un tipo di protesta e da un modo di “essere contro” che sono vecchi e stantii tanto quanto e forse più della politica che vogliono mettere in soffitta. Elio e le storie tese lo avevano capito, altri no, evidentemente.

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Foto © Getty Images

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