Elezioni Europee 2014: I "renziani" di Sel tifano contro Tsipras?

Presidente della Repubblica: Nichi Vendola contro Marini
Elezioni europee 2014. "La terra di mezzo" tra Martin Schulz e Alexis Tsipras, in cui Nichi Vendola ha collocato simbolicamente Sel qualche tempo fa, potrebbe trasformarsi in un pantano. La parte "renziana" del suo partito, quella che mal sopporta il progetto politico de L'Altra Europa con Tsipras, è pronta a dare battaglia, se non proprio a fare le valigie.

Il rischio scissione è stato adombrato ieri da Il Fatto Quotdiano, che ha raccolto delle indiscrezioni di palazzo. Alcuni parlamentari sarebbero pronti a disobbedire alla direzione del partito, nel caso in cui decidesse di votare contro il decreto sugli 80 euro. Ma l'aumento per i lavoratori dipendenti, stabilito dal governo Renzi, non sarebbe che la punta dell'iceberg. Secondo il giornale di Travaglio e Gomez, infatti, potrebbe verificarsi una vera e propria spaccatura. E Gennaro Migliore, da sempre vicino a posizioni socialdemocratiche in Europa, sarebbe una sorta di leader dell'ala dissidente.

Quest'ultima conterebbe non pochi "iscritti". Alla camera sarebbero pronti a mettere in minoranza il segretario, o addirittura a trasferirsi nel Pd, il tesoriere Sergio Boccadutri, Claudio Fava, Nazzareno Pilozzi, Gianni Melilla, Martina Nardi, Ileana Piazzoni e Ferdinando Ajello. Al senato, invece, i nomi dei dissidenti sono quelli di Massimo Cervellini, Peppe De Cristofaro e Luciano Uras.

Questa mattina è arrivata la smentita di Migliore, che ha evidenziato che non ha intenzione di organizzare nessuna fuoriuscita: "Siamo tutti impegnati nella campagna elettorale per sostenere L’Altra Europa con Tsipras al fine di raggiungere il miglior risultato per rappresentare in Europa una voce critica dell’austerità e profondamente europeista" (via Europa). Di seguito sono arrivate anche le prese di distanza degli altri parlamentari di Sel, indicati da Il Fatto come possibili scissionisti.

Il punto vero della vicenda, al di là dei nomi, rimane squisitamente politico.
Vendola continua con i suoi sofismi a non assumere una posizione chiara. Prova a mettere insieme la sinistra antiausterity, i movimenti e chi vorrebbe un riavvicinamento con le altre forze radicali (come Rifondazione) con chi, invece, vorrebbe un partito socialdemocratico e stabilmente alleato del Pd. Dunque, l'idea del segretario di avvicinare Tsipras a Schulz appare solo un modo per prendere tempo, anche perché Sel non ha il peso politico per assumersi un ruolo del genere in Europa.

Tuttavia, è semplicistico presentare la questione nei termini di un'opposizione tra chi vorrebbe stare con una Sinistra Europea vetero-statalista e un dinamico e moderno Pse. I socialisti, in realtà, hanno assunto progressivamente posizioni molto liberaldemocratiche nell'ultimo ventennio e non hanno avuto la volontà di opporsi all'operato della Troika durante l'ultima legislatura al Parlamento europeo. Il programma di Tsipras, decisamente europeista, ha invece connotati fortemente socialdemocratici. Non commettiamo un errore se diciamo che la sua ispirazione economica è keynesiana. Per questo motivo è stato accolto positivamente anche da personalità della sinistra Pd, come Pippo Civati e Stefano Fassina.

Dunque, il problema vero da sciogliere sarebbe quello di una chiarificazione interna al quadro politico nostrano. Ciò, però, appare molto difficile per ragioni di opportunismo politico sia tra i democratici sia all'interno di Sel.

Sperare, poi, come fanno i dissidenti del partito di Vendola, in una cattiva riuscita della lista che appoggia Tsipras, non porterà ai risultati sperati nel lungo periodo. Allearsi con i democratici non può essere la ragione sociale di Sel. Mettersi sulla carovana di Renzi non produrrebbe, a nostro avviso, grandi risultati, se non quelli di una sopravvivenza per alcuni politici nella prossima legislatura. D'altro canto le posizioni di Vendola appaiono troppo confuse. A volte bisogna mostrare coraggio e fare una scelta di campo.

Spendersi per un progetto alternativo non metterebbe fine alla prospettiva di alleanza con il Pd, ma potrebbe diventare l'inizio di un nuovo protagonismo della sinistra. In questo modo si potrebbe trattare con Renzi da una posizione di forza e magari tentare di cambiare gli equilibri interni dello stesso Pd. Ma per fare ciò ci vuole molto coraggio,per l'appunto, e Vendola finora non ha dimostrato di averlo.

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