Berlusconi gioca l’ultima carta del “martire”. Europee, imboscata anti Renzi?

Che Italia, ragazzi! Un Paese dove 10 Paperoni pesano economicamente quanto 500.000 (cinquecentomila!) famiglie di operai; dove si spara e si sparge il caos nella Capitale con la scusa di una partita di calcio; dove il capo del partito dominante negli ultimi vent’anni – condannato ai servizi sociali per reati pesanti – si permette di insultare giudici, avversari politici, l’intero Paese.

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A che gioco giochiamo? Alla solita commedia all’italiana, dove non è detto che le lezioni del passato servano a qualcosa, dove non sta scritto da nessuna parte che invece di andare avanti, fuori dalla crisi generale, si ripiombi nel peggior passato dei periodi più grigi e insensati della seconda Repubblica e anche delle epoche precedenti.

In tutto questo can can - con il capo del governo che prova a farsi largo nella jungla dei “conservatori” di ogni colore con annunci di riforme anche significative ma prive di un disegno strategico di rinnovamento del Paese – le elezioni del 25 maggio sembrano fatte apposta per una imboscata, con Berlusconi da una parte e Grillo dall’altra del canyon, pronti a mandare tutto a carte quarantotto, governo compreso.

Solo fibrillazioni elettoralistiche? Forse. Resta il fatto che il lupo cambia il pelo ma non il vizio e niente e nessuno può modificare il disegno di Grillo e Berlusconi che era e resta – pur su piani differenti e con differenti sbocchi – di destabilizzazione.

In questo senso, lo stesso premier Renzi non può farsi prendere la mano e vantarsi dell’antico adagio: “Molti nemici, molto onore” e cadere nella trappola dell’autolesionismo, come pare trasformarsi il ruvido rapporto con i sindacati, con l’errore politico dell’annuncio di disertare il congresso della Cgil. Di questo passo, presto – forse già dal 25 maggio - i conti non torneranno e Renzi non può cavarsela con la scrollatina di spalle: “O così o me ne vado” dimenticandosi la prima regola della politica, quella della mediazione, l’arte del possibile.

Tornando a Berlusconi, l’ex premier è partito in quarta, pronto al martellamento mediatico per lanciare la rimonta di Forza Italia, in primo luogo per convincere indecisi e delusi a non disertare le urne. Siamo al paradosso e, oramai, alla beffa. Il “Ghe pensi mi”, intenzionalmente, tira la corda perché si spezzi per finire agli arresti (e non è detto che siano domiciliari) e passare come vittima, un estremo appello agli italiani, in cerca di voti.

Ora, i giudici sono passati dall’avviso all’ultimatum, ancora un passo è l’ex Cav può addirittura finire dietro le sbarre. Ancora nuovi spazi per la campagna elettorale? La risposta (del giudice di sorveglianza) è che “il condannato non è meritevole di nessuna autorizzazione volta ad ampliare i limiti della misura alternativa in corso”. Berlusconi «gode già di ampi spazi di manovra nell’ambito dell’affidamento concessogli. Allargarli vanificherebbe la misura, che rimane pur sempre una forma di espiazione della pena della reclusione». Il condannato «sarebbe praticamente libero per tutta la campagna elettorale». E non ha fatto nulla per meritarlo. Al contrario, la sua «condotta post-affidamento si sta avvicinando sempre più a una richiesta di revoca da parte di questo ufficio». Chiaro?

Scrive Luigi Gambacorta su Avvenire: “In meno di 15 giorni Berlusconi ha fatto pentire i magistrati che hanno «concesso i benefici con continue esternazioni in pubblico, offensive dell’ordine giudiziario e del suoi rappresentanti, che mal si conciliano, per non dire che sono in aperto contrasto, con i presupposti e con le finalità dell’affidamento». Ciò «testimonia che la sua adesione al programma di reinserimento sociale sembra essere più formale che sostanziale. Definire "mostruosa" la condanna definitiva per frode fiscale; "ridicolo" l’affidamento concessogli, equivale a non rispettare le istituzioni e le regole della convivenza civile». Altro che ligio alla regole, come Franco Coppi e Niccolò Ghedini avevano ribadito nella richiesta di permessi multipli”. E “lui”? L’interessato si limita a replicare che «è la sinistra delle manette e dell’odio di sempre».

Che ne pensa il partner del patto del Nazareno Matteo Renzi, segretario-premier?

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