Matteo Renzi risponde ai sindacati: “critiche pretestuose, gli stiamo levando potere”

Matteo Renzi replica alle polemica della Cgil e in un'intervista al Corriere Della Sera dice la sua anche sugli attacchi di Piero Pelù.

Matteo Renzi non ci ha messo troppo a rispondere alle critiche della Cgil sulla nuova versione del DL lavoro, un giudizio negativo arrivato alla luce degli 8 nuovi emendamenti inseriti nelle ultime ore. Il premier non ha usato mezzi termini:

Sapete perché ci criticano? Perché gli stiamo levando il potere. Sono critiche pretestuose. La verità è un'altra: stiamo rivoluzionando il Paese e c'è chi resiste. E stiamo obbligando anche il sindacato a cambiare.

Con l’occasione Renzi ha anche annunciato che non parteciperà al congresso della Cgil in programma a Rimini la prossima settimana e non parteciperà nemmeno all'assemblea generale degli industriali fissata per il prossimo 29 maggio. E oggi, in un’intervista al Corriere Della Sera, ha ribadito il concetto, spiegando per l’ennesima volta che per cambiare il Paese ci si deve fare qualche nemico:

Noi siamo qui per cambiare l’Italia. Se qualcuno pensava che fossimo su Scherzi a parte, si sarà ricreduto. Trovo legittimo il malumore di tante realtà. Certo, non mi sarei aspettato che rappresentanti delle istituzioni abituati a servire lo Stato usassero espressioni come “coltellate alla schiena”. Ma il punto è un altro: l’Italia ha tutte le carte in regola per essere un leader nel mondo e il leader in Europa; ma per farlo deve cambiare. Non basta cambiare il Senato o le Province o i poteri delle Regioni; ma se ci riusciamo, se la politica dimostra che può riformare se stessa, allora abbiamo l’autorevolezza morale per cambiare gli intoccabili.

Renzi continua senza sosta la campagna elettorale, snocciolando dati e attaccando direttamente i sindacati che continuano a storcere il naso sul fronte del Decreto Lavoro e sulla riforma della pubblica amministrazione:

Sono due cantieri aperti. Si confrontino, discutano, ci dicano le loro idee: non abbiamo problemi ad ascoltarli. Ma vogliamo negare che occorra un cambio radicale delle regole del lavoro? La Germania l’ha fatto più di dieci anni fa; e l’ha fatto la sinistra, non la destra radicale. Ora la Germania è leader in Europa. In America il Jobs Act di Obama ha portato la disoccupazione sotto il 7%; noi siamo al 13, e tra i giovani al 42. Dobbiamo fare di tutto per consentire a chi vuole creare lavoro di farlo. Le resistenza del sindacato sono rispettabili, non comprensibili.

E, sempre a proposito dei sindacati, ha dichiarato:

Il sindacato non può occuparsi solo di chi il lavoro ce l’ha o di chi è in pensione. Anche i sindacati, come la politica, devono farsi un esame di coscienza, devono cambiare. Sogno un sindacato che, nel momento in cui cerchiamo di semplificare le regole, dia una mano e non metta i bastoni tra le ruote. Non vogliamo fare tutto da soli, sulla riforma della pubblica amministrazione aspettiamo anche le loro idee; ma vogliamo che a un certo punto si decida, altrimenti non è politica, è chiacchiericcio.

Matteo-Renzi-Riforme-620x350

Tanti altri gli argomenti toccati nel corso dell’intervista, pubblicata stamattina dal quotidiano di via San Marco a Milano, dall’atteggiamento di Grillo - strumentalizzare un dramma con il solo obiettivo di prendere voti e attaccare i sindacati - alla riduzione del numero delle prefetture, passando per gli ormai famosi e discussi 80 euro e i problemi per attuare il piano sul lavoro ai giovani, fino alla recente polemica con Piero Pelù.

Il premier ha risposto direttamente all’attacco lanciato dal frontman dei Litfiba durante il concerto del Primo Maggio e poi sviscerato e approfondito il giorno successivo con un post su Facebook:

Sono vecchie polemiche fiorentine che lasciano il tempo che trovano. A me non interessano gli incarichi di Pelù con il Comune, né quanto prende dalla Rai. Mi dispiace solo la spocchia sugli 80 euro da parte di un certo mondo artistico, imprenditoriale, salottiero. Chi parla di elemosina non si rende conto di cosa significhi per chi guadagna 1.100 euro guadagnarne il mese prossimo 1.180.

Non poteva mancare, poi, un commento allo spauracchio delle elezioni politiche anticipate già in autunno:

La data delle elezioni la decide il capo dello Stato, non il presidente del Consiglio, né i parlamentari, né un imprenditore, pure autorevole. Quanto alle previsioni, la mia è che si voti nel febbraio 2018, alla scadenza della legislatura.

Ce la farà questo Governo a durare così a lungo?

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO