Paolo Gabriele, il “corvo” vaticano, condannato a 18 mesi di carcere per la questione Vatileaks

Vatileaks. Alcune riflessioni a margine

Alla fine Paolo Gabriele, l'ex maggiordomo di papa Benedetto XVI, il “corvo” che ha dato origine alla questione Vatileaks scoppiata grazie al libro di Gianluigi Nuzzi dal titolo Sua Santità è stato condannato. Tre anni di reclusione, ma, per via delle attenuanti riconosciute, la pena è stata diminuita a diciotto mesi. Inoltre dovrà pagare le spese processuali.

Processo veloce – una settimana appena – come anche celere è stata la camera di consiglio dei giudici (un paio d'ore).

Gianluigi Nuzzi, Susa Santità. Le carte segrete di Benedetto XVILa sentenza è stata letta dal presidente del Tribunale, Giuseppe Dalla Torre (che è anche il rettore della LUMSA):

Visti gli articoli 402, 403 numero 1, 404 primo comma numero 1 dichiara l'imputato colpevole del delitto previsto dall'art 404 primo comma numero 1 del codice penale per avere operato con abuso della fiducia derivante dalla funzione da lui svolta alla sottrazione delle cose che erano lasciate o deposte alla fede dello stesso. Lo condanna pertanto alla pena di anni tre di reclusione. In considerazione dell'assenza di precedenti penali, delle risultanze dello stato di servizio in epoca antecedente ai fatti contestati, e del convincimento soggettivo, sia pur erroneo, del movente della sua condotta, nonché della dichiarazione circa la sopravvenuta consapevolezza di aver tradito il Papa, diminuisce la pena a un anno e sei mesi di reclusione. Condanna il medesimo al rifacimento delle spese processuali.

Tutto pronto, quindi, perché l'anno della fede possa iniziare senza alcuna ombra (apparente). Certo, rimane il sapore amore di quel maltrattamento di cui Gabriele ha parlato: chiuso in una cella piccola, con la luce accessa ventiquattr'ore su ventiquattro (per impedire che si facesse del male, sono state le spiegazioni da parte della gendarmeria).

Forse alla fine di questa vicenda (ma siamo veramente alla fine?) quello che rimarrà più impresso è il fatto che Paolo Gabriele afferma di aver sottratto i documenti riservati, ma non di essere un ladro:

La cosa che sento forte dentro di me è la convinzione di aver agito per esclusivo amore, viscerale direi, per la Chiesa di Cristo e per il suo Capo visibile. Se lo devo ripetere non mi sento un ladro.

Fa riflettere, senza dubbio. Anche perché – ormai è evidente – la chiesa cattolica non può più andare avanti in questo modo e una riforma forte, vera e non solo a parole, non può essere procrastinata. Basteranno gli ori e gli onori dell'Anno della fede e del sinodo dei vescovi a risanare una rottura sempre più palese tra vertici della chiesa e la sua base? E poi, papa Benedetto XVI userà clemennza nei confronti di Paolo Gabriele?

Foto | © TM News

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