Renzi, dal virtuale al reale: il ko dell’Olimpico mette a nudo i limiti del “rottamatore” premier

Torniamo sul caos dell’altro giorno all’Olimpico e zone limitrofe che non riguarda (solo) il calcio e lo sport perché queste tristi vicende attengono alla politica quali nodi di ordine pubblico e di convivenza civile non risolti.

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Certo, in questo caso – e non è la prima volta - lo sport è stato sepolto dalla vergogna, dalla delinquenza, dall’impotenza. Ma è l’incapacità della politica, la latitanza dello Stato a fare in modo che certi fatti avvengono e si ripetano lasciando i cittadini sgomenti e irati.

Al di là di responsabilità specifiche, chi ne esce male da questa vicenda è proprio e soprattutto il premier Renzi, sfortunatamente presente e colpevolmente (sul piano politico) assente, incapace di prendere decisioni.


Un capo ultrà che detta legge sotto gli occhi del premier e del presidente del Senato nonché ex procuratore antimafia è un grandissimo spot a favore della criminalità organizzata, la dimostrazione dell’incapacità dello Stato e di come la vanità dei politici (a cominciare dal capo del governo) sia direttamente proporzionale alla loro pochezza.

Cosa avrebbe dovuto e potuto fare Matteo Renzi? Risponde Claudio Velardi, ex braccio destro di Massimo D’Alema all’epoca di “Baffino” premier: “Qualunque cosa avrebbe potuto fare Renzi. Perché in circostanze del genere non vale la decisione in sé che si prende, ma come la si prende. Se è tale, un leader deve dimostrare di saper prendere in mano e gestire un’emergenza, scontando le incertezze, le difficoltà e i rischi che si corrono in situazioni del genere, qualsiasi decisione si assuma. Invece, fare finta di niente, tornare a vedersi la partita a buriana terminata come se niente fosse accaduto, non è stato un bel vedere. Renzi è sembrato Rumor redivivo, non il Rottamatore. Dopo 70 giorni, ieri ha fatto il suo primo, serio errore. Inatteso, proprio sul terreno in apparenza a lui più congeniale: quello di comunicatore. Lo pagherà, temo”.

Finirà tutto a tarallucci e vino, cercando qualche capro espiatorio, magari nella polizia? Alfano, in ritardo, promette l’espulsione permanente dei facinorosi dagli stadi. Bene, ma poco più di un pannicello caldo.

Scrive Stefano Folli: “Molto altro si può fare per sgominare una volta per tutte le organizzazioni dei tifosi, quelle che tutti sanno essere controllate in forme diverse dalla malavita. Non è una novità di oggi: tutti lo sanno, ma come sempre in Italia occorre il dramma o la tragedia per imporre la verità a chi di dovere. In Inghilterra i gruppi violenti, gli "hooligans", furono battuti in un paio d'anni con assoluta inflessibilità. Perché da noi abbiamo dovuto aspettare i fatti di Roma per affrontare un problema già noto?”.

Le vecchie norme sulla sicurezza degli stadi vanno tutte abolite e rifatte perché sono state e sono fallimentari. Anzi le nuove norme hanno prodotto l’effetto opposto. Hanno espulso dagli stadi non i violenti, ma le persone per bene. E i violenti hanno oggi un ruolo sempre più attivo nel condizionare gli altri tifosi e anche le società, con ricatti e minacce continue. Che restano, chissà perché, sempre impuniti.

Si chiede Mauro Del Bue sull’Avanti: “Che rapporto c’è tra questi gruppi e la politica? Sarebbe bene approfondirlo. Altrimenti non caveremo un ragno dal buco”. Appunto. E il “rottamatore”, alla prima vera bufera dal vero – non dietro ai tasti di un pc – ha dimostrato di perdersi.

Sarebbe bastato il vecchio servizio d’ordine del Pci e della Cgil per fare andare le cose ben diversamente.

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