I confini labili del 'purchè se ne parli': la provocazione effimera di Paola Bacchiddu

Ecco perchè quella della capo comunicazione per la lista 'L'altra Europa con Tsipras' non è una provocazione

Ci dev'essere qualcosa che mi sfugge. Tanto che qualcuno si è preso la briga di mandarmi via mail questo link (ma cosa c'entra questo con l'affaire Bacchiddu? Se avevate tanta voglia di mostrare i vostri album delle vacanze bastava dirlo).

Battute a parte: no, davvero, stiamo sbagliando tutto. Ne sono profondamente convinta: serviva il bikini di Bacchiddu per indignarsi contro i media che prediligono il lato-b e magari dopo i contenuti, piuttosto che i meri contenuti senza-lato-b?

Partiamo da un assunto: essere una lavoratrice, in qualsiasi settore, in un Paese dalla mentalità machista dominante non è semplice, è storia nota. Sono molte le difficoltà, certo, ad ogni livello: ogni giorno una donna quando si sveglia sa che deve rimboccarsi le maniche una, cento, mille volte più di un uomo pari livello (e non lo diciamo perchè ci piace piangerci addosso, i dati parlano da soli).

La rabbia di fronte a questo muro di gomma apparentemente impenetrabile è più che comprensibile, e la frustrazione, pure. In Italia i giudizi sulle politiche (nel senso delle donne che fanno politica) vengono calibrati più in base a criteri estetici che professionali. A destra come a sinistra. Trattamento che guarda un po' gli uomini non subiscono.

Ma lo sappiamo. Scendemmo anche in piazza un bel giorno di febbraio del 2011, ed eravamo in tantissime a protestare contro il corpo femminile usato come mezzo e contro tutta una serie di tematiche simili. Tra cui le 'colpe' dei media, che giocano da sempre un importante ruolo nell'influenza dell'opinione pubblica, nascondendosi spesso dietro alle 'richieste dei lettori', che supportano scelte editoriali discutibili e contestate a intermittenza, secondo il sentimento del periodo.

Ora, Paola Bacchiddu, capo comunicazione per la lista 'L'altra Europa con Tsipras', si mostra in bikini per 'provocazione': i giornali riportano la notizia, lei conquista visibilità, il programma della lista viene scaricato, quindi la sua 'strategia' ha avuto apparentemente successo. Tutto questo grazie al suo....alla sua ironia diciamo così. I media hanno mostrato ancora una volta il loro vero volto, sono stati smascherati nelle loro ipocrisie.

E quindi? Adesso che siamo indignati, che si fa? Domani tutti impareranno a guardare il cervello di una donna e non il suo...la sua ironia?

Questa storia non aggiunge nulla di più a quello che già si sapeva. Il resto è fumo negli occhi: non è una questione di suorismo, come molti l'hanno etichettata, nè una manfrina sulla sbandierata superiorità di una certa parte politica nella gestione della questione femminile.

Se voleva essere una provocazione beh, a mio avviso ha fallito: una provocazione dovrebbe, appunto, provocare una reazione. Una reazione c'è stata, sì, ma al fatto in sè (sintetizzabile in: foto, copertine, media 'svelati', indignazione). Appena sgonfiata la bolla tutto tornerà come prima. Come è già successo in passato.

Quello di Bacchiddu non è il primo caso. Però adesso, dato che tutti sappiamo che i media ti calcolano soltanto quando ti mostri in bikini, cerchiamo un'altra strada. Altrimenti ogni volta bisogna ripartire da zero.

Manhattan Delegates

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