Paola Bacchiddu in bikini, l'ironia di un'esasperazione

Critiche, commenti e minacce femministe contro la responsabile comunicazione di Tsipras dopo la foto in bikini: ma la sua scelta è giustificabile.

Da due giorni non si parla d’altro: incriminata è la responsabile della comunicazione della lista Altra Europa con Tsipras, Paola Bacchiddu, che ha caricato una foto che la ritrae in bikini sottolineandone le reali intenzioni con uno status:

“Ciao. È iniziata la campagna elettorale e io uso qualunque mezzo. Votate L’altra Europa con Tsipras”

Ma perché?, si sono chiesti in molti. Perché dover mostrare il culo pur di raccattare voti? Da donna a donna portatrice di culo, mi sono sentita di condannare in toto e senza appello la scelta di Paola Bacchiddu: ma nella giustizia italiana i gradi di giudizio sono tre e possono sempre ribaltare la prima sentenza. Ho dovuto mandare avanti l’indagine per capire cosa avesse spinto la responsabile della comunicazione a mettersi in gioco così personalmente per la lista di cui si occupa: non si dovrebbe giudicare senza conoscere.

Uno dei retroscena della scelta di Paola Bacchiddu è stato svelato da Alessandro Gilioli de L’Espresso: nonostante le continue rettifiche e richieste ai numerosi giornali italiani per una copertura decente sulle proposte de L'Altra Europa con Tsipras alle Elezioni Europee 2014, Paola Bacchiddu e il suo staff di comunicazione non hanno potuto nulla di fronte al sordo nazionalismo dei principali media cartacei e digitali italiani, impegnati a sottolineare le polemiche e i veleni della Sacra Triade degli Accessi Renzi-Grillo-Berlusconi. Nonostante l’impegno, niente da fare: esasperata, Paola Bacchiddu ha lanciato una provocazione ironica dichiarando al giornalista de L’Espresso che, se questi erano i termini del gioco, si sarebbe esposta per prima stando alle regole “sporche” dei media italiani.

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La regola sporca, in questo caso, è una foto in bikini di Paola Bacchiddu piuttosto innocente: un’istantanea da vacanze nemmeno troppo patinata, spontanea, inquadrata di tre quarti di spalle. Un bikini su una bella donna acchiappa sempre di più, persino più della Sacra Trimurti: ed ecco che si scatena il circo mediatico non solo attorno alla Lista Tsipras, ma soprattutto attorno alla portatrice di tale lato b in perfetta forma. La provocazione del qualunque mezzo raggiunge il suo scopo e Paola Bacchiddu si trova in mezzo ad una bufera di commenti e critiche senza precedenti per lei.

Ha fatto bene o ha fatto male? E’ stata al gioco. Non è di bene o male che si tratta, non si deve sempre soltanto promuovere o stigmatizzare: è qui che il giudizio viene sospeso. Le regole della stampa italiana lo richiedono e lei, consapevole di avere l’ironia per una provocazione del genere, ha giocato fino in fondo, esponendosi in prima persona. L'ha aiutata il fisico, indubbiamente, ma l'esasperazione sarebbe valsa anche se non fosse stata in forma.

Questo è marketing della disperazione, dettato dalla necessità di farsi ascoltare;  siccome i giornali italiani preferiscono un culo con uno slogan ad una descrizione dettagliata sui punti elettorali di un partito, Paola Bacchiddu ha centrato in pieno il suo obiettivo.

In fondo(schiena) ha vinto lei: nonostante il chiacchiericcio si stia comunque concentrando sempre più sulla forma del suo sedere che non sul programma della Lista Tsipras, il fatto che stia facendo proseliti è un segnale preciso. Le regole sono queste: chi vuole giocare, deve farlo con la propria pelle. Meglio ancora se scoperta a sufficienza.

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