Europee: Renzi, Grillo, Berlusconi l’un contro l’altro armati. Il “centro”, solo cartello elettorale?

A meno di 20 giorni dal voto delle Europee, in Italia di tutto si parla meno dei temi legati all’Europa. Non è la prima volta che questo accade, ma stavolta il limite è accentuato perché il Parlamento continentale viene visto come un pachiderma burocratizzato (o peggio) e la moneta unica come un regalo alla Germania e un cappio per l’Italia.

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Di fatto, da noi, il 25 maggio si gioca una partita che vale soprattutto per il campionato “nazionale”, con i tre contendenti principali (Renzi, Grillo, Berlusconi) l’un contro l’altro armati per fare i conti – numeri alla mano -dopo il 26 maggio.

In questo quadro, dove resta fortissima l’incognita di chi non andrà alle urne, il quarto giocatore è rappresentato dalla lista dei cosiddetti moderati-centristi del Ncd di Alfano, l’Udc di Cesa-Casini, i Popolari per l’Italia di Mauro Mauro.

Vista così pare il solito cartello elettorale messo su in fretta per il terrore di non superare l’asticella del 4%. Indubbiamente il tetto pesa, anche se, superato lo spauracchio (la nuova lista viene data oltre il 6%), i promotori intendono guardare al dopo elezioni con la mai sopita ambizione di fare (rifare?) un nuovo grande partito moderato, centrista, a vocazione maggioritaria. E qui, ovvio, nascono i guai, antichi nodi da sciogliere.

Primo nodo: nuovo partito di centro-destra alternativo alla sinistra o nuovo partito di centro alternativo alla sinistra e alla destra (nonché a Grillo), autonomo quindi da tutti, in primis da Renzi ma anche da Berlusconi?

Da qui, il secondo nodo: nella nuova aggregazione c’è posto anche per Forza Italia, soprattutto per Forza Italia così come è, cioè un partito personale-padronale totalmente in mano a Silvio Berlusconi? Non sono questioni di lana caprina. Ci sono milioni di voti in libera uscita, specie per la debacle prevista di Forza Italia, elettori delusi da Berlusconi e dal centrodestra (Lega ecc.) ma non convinti di aderire al nuovo partito di Alfano-Cesa-Mauro, inteso come un condominio rissoso messo su per spartirsi poltrone.

E’ quasi ovvio che Forza Italia significa Berlusconi, anche senza l’ex premier in campo, nulla cambierà, specie se il testimone viene passato in famiglia, alle figlie, per avere sempre il nome Berlusconi in lista.

A pochi giorni dal voto i protagonisti della alleanza (quella fatta per le europee e quella che alcuni auspica poi anche con FI dentro) si menano e si beccano come i polli di Renzo, senza considerare che la gente disapprova queste polemiche tra naturali potenziali alleati. Cosa c’è dietro? Alfano, Cesa e Casini, Mauro&C attendono di vedere passare lungo il fiume il cadavere (politicamente parlando) di Berlusconi per “annettere”, dopo il 25 maggio, quel che rimane di Forza Italia.

Se invece l’ex Cav compie l’ennesimo miracolo “salvando” Forza Italia, allora la nuova lista centrista resterà solo come cartello elettorale e la prospettiva del nuovo grande partito dei moderati si squaglierà come neve al sole di fine maggio.

L’anomalia italiana resta tale. In quel caso non resta altro che sperare nella vittoria del populista meno populista degli altri.

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