Governo in piedi grazie a Berlusconi. Le magie di “mago” Matteo legate al patto del Nazareno?

Gira e rigira, al momento della bisogna, il patto del Nazareno fra Berlusconi&Renzi dimostra che c’è, che è vivo, che è determinante per reggere le sorti del Governo. Di fatto, il premier in carica sta in piedi grazie all’ex premier (condannato), arcinemico storico del Pd, partito del capo del governo.

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A che gioco giochiamo? Il cartellino giallo (o rosso?) di ieri sulla riforma di Palazzo Madama con un odg sul Senato elettivo non è un fatto tecnico, un incidente di percorso, ma un chiaro segnale politico che dimostra i limiti del forcing di Renzi, la debolezza della attuale maggioranza, addirittura appesa alla volontà del voltagabbana (qui non si può dar torto al leghista Calderoli …) Berlusconi.

Avrà indubbiamente ragione Renzi nel considerare i sindacati, Cgil in primis, “roba vecchia”, ma è questo – il Berlusconi porta ossigeno - il “nuovo”? Di questo passo non si va lontano e le stesse sorti della strategia riformista renziana sono destinate a fallire.

Renzi insiste nel tirare diritto nella logica del “Molti nemici molto onore”: Pd frastornato con le minoranze che remano contro in attesa che il segretario-premier scivoli sulla buccia di banana (25 maggio?); Cgil più frastornata ancora che per la prima volta nella storia si vede “cancellata” dal segretario del partito di riferimento di cui è sempre stata “cinghia di trasmissione” e determinante serbatoio di voti; Confindustria e imprenditori a dir poco guardinghi sulle riforme economiche considerate poco al pari di pannicelli caldi; una larga fetta di italiani delusi dalla politica degli annunci e dai teatrini della politica, pronti a disertare le urne o a incrementare il bottino dei voti del M5S. Per non parlare del flop di fronte al caos dell’Olimpico e dintorni.

Insomma, ridotto all’asso, per ora il “renzismo” di stampo propagandistico ed elettoralistico produce il ricompattamento anti governo – dopo anni di divisioni - dei sindacati (Angeletti e Bonanni hanno fatto quadrato attorno alla Camusso rivendicando il ruolo determinante di Cgil-Cisl-Uil per la democrazia e per il rinnovamento del Paese), la rinascita politica di Berlusconi, il dilagare incontrastato di Grillo, lo squagliamento della sinistra e dell’area moderata-centrista. Sono queste le “magie” di Mago Matteo?

Scrive Matteo Arnese: “L’opportunismo del segretario del Pd inizia a essere preoccupante. Dopo il bonus Irpef sbandierato a ogni piè sospinto (con nulli effetti sulla crescita visti i tagli alla spesa che compensano le ricadute espansive degli 80 euro), le bacchettate ai sindacati conservatori e l’antimilitarismo galleggiante sugli F-35 ecc, delineano un leader dalla comunicativa efficace ma dalla solidità politica ancora claudicante che esce azzoppata ieri da Palazzo Madama”.

Pare proprio che il premier, invece di affermare una linea autonoma da “statista”, segua pedissequamente la logica populista, più raffinata ma sulla stessa lunghezza d’onda di quella di Berlusconi e di Grillo.

Incalza Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “Oggi la realtà parla di una campagna elettorale sempre più volgare e priva di contenuto, scandita assai più dalle immagini dello stadio Olimpico di Roma che da un confronto significativo sull'Italia e l'Europa. Domani invece... Domani è il regno delle meraviglie promesse. Entro il 10 giugno avremo le riforme costituzionali, in estate si faranno i conti una volta per tutte con le società di calcio, dopo maggio i Cinque Stelle di Grillo chiederanno la guida del governo e tutto cambierà. In un modo o nell'altro, saremmo quindi alla vigilia di cambiamenti radicali. Intanto però si continua a vivere in un presente sconfortante e l'Istat prevede una crescita minima dell'economia. Segno che c'è uno scollamento crescente fra la realtà e le aspettative. È bene alimentare la speranza, ma attenzione a non alimentare attese che non saranno soddisfatte. Perché la rabbia potrebbe poi prendere il sopravvento”.

Ecco. A chi spetta se non per primi al premier e al governo tracciare una linea fuori da illusioni populiste e scorciatoie elettoralistiche?

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