Grave epiodio di razzismo a Parma. Giovane nero deduncia la polizia municipale. Gravi le accuse

Confinarla nella cronaca è il tentativo per togliere alla notizia giunta da Parma il peso di un fatto gravissimo di abuso di poteri, di inciviltà e di razzismo che investe l’amministrazione comunale, quindi la politica.

Bonsu Emmanuel, 22enne di origini ghanesi, scambiato erroneamente per puscher, accusa i vigili municipali di aggressione ingiustificata,violenza, offese e insulti di stampo razzista.

Fermato davanti alla scuola, scaraventato a terra, preso a botte, portato di forza e ammanettato al comando di via del Taglio (lo stesso dove in agosto fu rinchiusa la prostituta nigeriana la cui foto scatenò ribrezzo e un mare di polemiche) al grido di “negro muoviti”.

Riconosciuto, dopo qualche ora, innocente, il giovane sarebbe stato buttato fuori dal comando con una busta ufficiale del comune con sopra scritto: “Emmanuel negro”. Bonsu si è poi recato con i genitori alla locale caserma dei carabinieri per esporre denuncia contro i vigili.

Saranno le autorità competenti a verificare i fatti. Ma la faccia pesta del ragazzo, una gamba malmessa, altre lesioni,(c’è il referto ospedaliero) già la dicono lunga sull’accaduto.

Che succede a Parma? Il comune apre una inchiesta. Come pure l’Ufficio Nazionale antidiscriminazioni razziali del ministero delle Pari opportunità. Che dicono il comandante dei vigili, l’assessore alla sicurezza Costantino Monteverdi e il sindaco Pietro Vignali?

Parma, la città della carta dei “più poteri ai sindaci e alla polizia municipale” è adesso nell’occhio del ciclone. Più potere ai sindaci per la sicurezza di tutti i cittadini o per colpire il “diverso”, farsi trasportare da rancori ancestrali di razzismo sotto la spinta di una paura della collettività gestita ad arte per convenienze di consenso elettorale?

Parma ha una storia di alto valore civico e morale che non può essere macchiata da episodi come questi. C’è chi parla di montatura e chi, all’opposto, vuole soffiare sul fuoco.

Attenzione! Lo ripetiamo: non si può giocare con gli zolfanelli in un deposito di benzina. Comunque siamo alla vergogna. Non siamo più di fronte a fatti isolati, a fatti locali. Non ha niente da dire il ministro dell’Interno Maroni?

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