Elezioni Europee 2014 | Schulz: "Parità di genere in Europa a partire dai salari"

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Elezioni Europee 2014. In questa campagna elettorale, il candidato dei Socialisti & Democratici alla presidenza della Commissione europea, Martin Schulz, sta dando grande rilievo alla parità di genere. Presentando il suo programma elettorale ieri a Bruxelles, ha posto in particolare l'accento sul divario retributivo fra uomini e donne, un problema a cui la Ue non ha saputo dare molte risposte finora.

A tale proposito, il socialdemocratico tedesco ha dichiarato in conferenza stampa: "Se mio figlio riesce ad avere un lavoro, ottiene il 15 % in più di stipendio rispetto a mia figlia. Questa è una vergogna. Affrontare il divario retributivo tra i sessi, che è drammatico in Europa, dovrebbe essere un compito della prossima Commissione. Si tratta di una priorità" (via EurActive).

L'allarme lanciato da Schulz non è solo propaganda elettorale, il problema è reale. Secondo i dati Eurostat, in alcuni paesi della Ue la condizione salariale femminile non è lontanamente paragonabile a quella maschile. Ad esempio in Lituania ed Estonia la differenza retributiva tra uomo e donna supera del 10% la retribuzione media complessiva.

L'attuale presidente del parlamento europeo, ieri, ha anche fatto pubblicamente una promessa. Nel caso in cui i socialisti vincessero le elezioni e fosse lui a ricoprire la carica di presidente della Commissione, allora ci saranno (come minimo) un numero di commissari donne pari a quello di commissari uomini. Attualmente, lo ricordiamo, sono solo 9 le donne che presiedono le 28 commissioni al parlamento di Bruxelles.

Sulla questione dei salari e pensioni delle donne i socialisti promettono di investire molto. A tale riguardo, si legge dal manifesto del Pse, presentato al Congresso di Roma il 1° marzo scorso:

"Dobbiamo assumere un impegno inderogabile per porre fine alle disparità di salari e pensioninistiche dovute al genere. La violenza contro le donne deve cessare. La conciliazione tra vita professionale e vita lavorativa deve significare promuovere un bilanciamento tra le due dimensioni e non un sacrificio dell’una a favore dell’altra

I socialisti, inoltre, hanno voluto evidenziare il loro impegno nella tutela della libera scelta delle donne in materia di maternità: "E' necessario tutelare, in modo insistente e con vigore, la libertà di scelta delle donne e il loro accesso ai diritti in materia di sessualità e di procreazione, contrapponendosi alla posizione dei conservatori".

Staremo a vedere se riusciranno a mantenere la promessa, visto che il Pse ha costruito un nuovo soggetto plurale, più largo rispetto agli steccati tradizionali, del quale fanno parte forze come il nostro Partito Democratico. Quest'ultimo, come è noto, sulle questioni "etiche" non è totalmente in linea con i progressisti europei. Senza contare che ora è al governo con forze marcatamente conservatrici, come il Nuovo Centro Destra, che in materia di libertà di scelta delle donne, procreazione assistita e diritti ai gay non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro.

Infine, segnaliamo che il Parlamento europeo ha chiuso la legislatura in un modo non proprio impeccabile riguardo ai diritti delle donne. Nel marzo scorso, infatti, è stata bocciata la relazione non vincolante di Ines Cristina Zuber (parlamentare portoghese di Sinistra Europea). Nel testo, insieme ad un riconoscimento della necessità di sostenere famiglie etero ed omosessuali in un momento di crisi economica, si chiedeva agli Stati in cui la rappresentanza politica femminile è esigua, di elaborare una legislazione in difesa dei diritti delle donne. A favore hanno votato solo sinistra radicale e socialisti. Persino la maggioranza dei liberaldemocratici e dei verdi si è astenuta e il testo così non è passato (per soli 9 voti).

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