Razzismo a Parma: la solita bufala montata dalla sinistra?

Tutto già visto. Un ragazzo di colore che fugge alla vista delle forze dell'ordine, la colluttazione che provoca due giorni di prognosi al ragazzo e venti al vigile incaricato di fermarlo, il tutto nell'ambito di un'indagine sullo spaccio di droga quindi in ambienti la cui frequentazione e contiguità non porta nulla di buono. E poi le accuse di razzismo al corpo di polizia municipale, guarda caso in una città amministrata dal centro-destra, Parma, che fa magicamente da sponda alla presunta strategia "anti-intolleranza" della sinistra.

Infine la questione della busta intorno alla quale ruota tutta la vicenda. Secondo Emmanuel Bonsu, il ragazzo che avrebbe subito l'aggressione, la busta del Comune con i verbali del fermo consegnata alla famiglia avrebbe riportato la scritta «Emmanuel negro». Il tutto con scritta malferma e frettolosa. Dunque un componente del corpo dei vigili urbani, notoriamente gente facinorosa che non vede l'ora di menare le mani, dopo tutto l'accaduto si sarebbe anche preso la briga di rischiare il posto, ben sapendo che ci sarà una perizia calligrafica approfondita, per recapitare un insulto da terza elementare al ragazzo di origine ghanese.

Ma perché prima di strepitare intorno all'accaduto, come ha fatto ieri Paolo Ferrero del Prc («il clima di intolleranza, di odio e di vera e propria istigazione al razzismo e alla xenofobia che questo governo ha messo in atto è la perfetta cornice per il ripetersi di episodi di razzismo») non ci poniamo un paio di semplici interrogativi, del tipo: cosa ci faceva il ragazzo in prossimità di un gruppo di spacciatori al punto da far ritenere che agisse da palo per coprirli? Perché, se non aveva nulla da nascondere, si è dato alla fuga di fronte alle forze dell'ordine invece di fermarsi e consegnare i documenti come farebbe qualunque persona normale? E infine perché, una volta raggiunto, ha reagito furiosamente al punto da causare una distorsione al ginocchio e una al polso ai due agenti, come riporta l'Ansa?

Foto: Tg3 via corriere.it

Troppi i punti oscuri della vicenda, sulla quale comunque è stata aperta un'inchiesta, e troppi i casi del passato in cui le presunte vittime di un'aggressione hanno gridato al razzismo per convenienza personale, operando così una sorta di razzismo, sì, ma al contrario, in un paese in cui vige una sorta di sacro terrore al cospetto di questo epiteto.

E' giusto che si faccia piena luce sulla vicenda, e che eventuali responsabilità delle forze dell'ordine siano pagate a caro prezzo dai colpevoli, ma se dovesse risultare il contrario sarebbe ora di pretendere pubbliche scuse da tutti coloro che hanno gridato al lupo. Razzista in Italia è un'accusa di comodo, proprio come fascista; quando nella loro accezione reale ambedue le cose nel nostro paese sono talmente limitate da risultare pressoché inesistenti. E di questo sarebbe ora di prendere atto al di là delle convenienze politiche del momento.

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