Renzi, la paura fa 90! Sondaggi Europee, M5S a un soffio dal Pd!

Il gran “daffare” di Matteo Renzi è proporzionale all’avvicinarsi del voto del 25 maggio, per i sondaggi da paura, con il M5S oramai a un soffio dal Pd. Secondo Tecnè per TgCom24 la distanza fra il partito di Renzi e quello di Grillo si è quasi annullata: Pd al 28,8%, M5S al 27,7%. A seguire Forza Italia che risale al 21,7% - poi, sopra il tetto del 4% - Lega Nord, in calo, Ncd-Udc, in calo, Fdi-An, in leggera crescita, fuori la Lista Tsipras, al 3,6%.

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Così, con la febbre che sale, il premier lavora a più non posso sull’immagine premendo sulla comunicazione, lanciando segnali positivi sull’economia: “Segnali finalmente incoraggianti nella situazione italiana, l’occupazione può aumentare del 30%”; difendendo a spada tratta gli 80 euro: “Importanti per chi prende 1000 euro al mese, una spinta per rilanciare i consumi interni”; certo che le riforme si faranno anche con il concorso “esterno”: “I pregiudicati con cui il presidente del Consiglio ha cercato un accordo sulle riforme sono due, Grillo e Berlusconi”.

Già, ma Berlusconi gioca al più uno e vuole il ritorno alla lira e fa presa sull’elettorato pur se si controbatte che uscendo dall'euro si riporterebbe il Paese anni indietro aggravando ancora di più la situazione. E nessuno, caso mai, fa un mea culpa e dire che l'Europa ci ha dato tantissime possibilità che la politica italiana non ha saputo utilizzare.

E Grillo, da par suo, insiste nell’ attaccare tutto e tutti, nella logica del “prima distruggere, poi si vedrà come ricostruire” che è populismo puro ma che pare l’unico appiglio per tanti italiani delusi e decisi, prima di ogni altra cosa, a fare un bel ripulisti.

In questo quadro, Renzi, incurante dei maldipancia interni al Pd e tanto meno preoccupato della guerra dichiaratagli dalla Cgil, punta decisamente al voto dei moderati, milioni di elettorali intenzionati a disertare le urne.

Così il premier, a zig zag, procede sul cammino delle riforme, costretto a metter tutti in riga con il ricorso al voto di fiducia. Scrive Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “ Se si tratta di temi ambiziosi come le riforme che toccano la Costituzione, si arena in un groviglio inestricabile di veti e contro-veti. È non da oggi la condizione italiana, quindi nessuna meraviglia. Il problema è che in queste settimane tutto viene aggravato dalla campagna elettorale in corso, una campagna in cui la posta in gioco è molto alta perché determinerà i veri rapporti di forza nel paese. Stabilirà, cioè, chi comanda politicamente in Italia, se Renzi o Grillo; e se Berlusconi riesce a mantenere una residua influenza e un qualche potere d'interdizione. Come si può pensare che in questo clima si possa riformare qualcosa? Tutto diventa messaggio elettorale, parte di un braccio di ferro in corso. Solo dopo il 25 maggio torneremo alla realtà e forse, ma non è sicuro, alle cose concrete”.

Nuvoloni all'orizzonte. Anzi, aria da … terremoto.

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