Decreto Tremonti sull'editoria: un cappio arrogante sull'informazione indipendente

da https://www.flickr.com/photos/andreafis/2590281743/, common creative
Il decreto di Tremonti di luglio sull'editoria è un vero e proprio cappio messo intorno al collo di tutte le testate minori, e quindi a quella parte di mondo dell'informazione fondamentale per cercare di capire quello che succede, e non solo il mondo secondo Berlusconi e Veltroni.

L'articolo 44 del decreto non si limita a tagliare drasticamente i contributi ai giornali cooperativi e no profit lasciando inalterati quelli dei colossi dell'editoria ma cancella la certezza del diritto a riscuotere i fondi. La scomparsa di questo diritto, detto "soggettivo", comporta che a decidere quante risorse siano a disposizione di giornali, radio e agenzie di stampa minori, fondamentali per garantire un minimo pluralismo dell'informazione, non sia più una legge del parlamento ma il governo. Questo governo.

Una seconda conseguenza è l'impossibilità per tante realtà associative che fondono i loro bilanci sui rimborsi, che arrivano un anno dopo, di poter aprire o continuare un progetto editoriale. Il tema dell'informazione, in teoria tutelato dalla Costituzione, (come tanti altri temi calpestati da questi politici e bevuti in modo entusiastico dai fedeli elettori), è troppo importante per lasciarlo in balia del mercato e di Tremonti.

Mediacoop, l'associazione nazionale delle cooperative giornalistiche, editoriali e della comunicazione, ha presentato le sue critiche al governo, chiedendo un provvedimento straordinario per il ripristino del diritto soggettivo. Perchè l'informazione non diventi un teatrino tra i vari Feltri, Fede, Facci, Battista e gli altri finti giornalisti e veri strumenti di bieca propaganda che si alternano sul trono della disinformazione.

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