Ore 12 - Chi minimizza e chi soffia sul "fattaccio" di Parma

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Proseguono, dopo il “fattaccio” di ieri a Parma, il dibattito e la polemica. Ed è un bene. Anche con toni ruvidi. Sulle responsabilità dell’accaduto saranno le autorità costituzionali (inquirenti e di giudizio) a verificare e a decidere.

Qui preme la valutazione politica. Partiamo dal nervo scoperto del problema: il razzismo. In Italia il “rischio del razzismo perdura” e la “paura dello straniero è sempre latente”, perché “nasce dalla diffidenza”. Parole condivisibili. Chi le ha pronunciate? Gianfranco Fini.

Da una parte e dall’altra, destra e sinistra, si cerca di strumentalizzare questa e altre vicende. Cos’è, se non facile propaganda, sostenere come fa Rifondazione comunista che in Italia “c’è una destra al governo che ogni giorno, incita all’intolleranza e alla xenofobia”?

E come definire, se non delirante, il titolo de L’Unità: “Il paese dell’odio” su un articolo di Clara Sereni che richiama “per aiutarci a capire” i “campi di sterminio nazisti, i 13 milioni di “diversi” ammazzati dai nazi-fascisti”, e addirittura rispolvera il nome del famigerato dott. Mengele?

Ma, all’opposto, si vuol dare del comunista anche al presidente della Caritas Don Nozza, che esorta la politica, governo in testa, ad operare “affinchè si determinino cambiamenti nell’opinione pubblica imperante” per poi evidenziare come, al contrario, “è accaduto che la politica intercetti e manipoli gli umori della gente, finendo per amplificare paure e insicurezze”?

Comunque la si giri, la responsabilità è della politica, tutta la politica, intenta a semplificare e impreparata culturalmente a riconoscere e a interpretare i cambiamenti epocali derivati dalla globalizzazione.

Le bravate dei sindaci “sceriffi” e le loro ridicole ordinanze e le fiammate xenofobe di esponenti “nostalgici” sono come le bugie: hanno le gambe corte. C’è il rischio di farsi trasportare da rancori ancestrali di razzismo sotto la spinta di una paura della collettività gestita ad arte per convenienze di consenso elettorale.

Lo ripetiamo: giocare con gli zolfanelli in un deposito di benzina comporta rischi. Cui prodest?

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