Tangenti, manna dal cielo per Grillo. Renzi, il “derby” del 25 maggio

Il nuovo incandescente capitolo delle tangenti sull’expo di Milano è manna dal cielo per Beppe Grillo in vista delle elezioni del 25 maggio, un appuntamento importante per il futuro dell’Europa, ma con possibili ripercussioni immediate sul quadro politico italiano.

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Grillo può così facilmente gettare altra benzina sul fuoco nella logica del ripulisti totale, in attesa di avviare la rivoluzione italiana, emulando il giacobinismo di Robespierre o, se si preferisce, il Lenin che con la ramazza in mano spazza via dal mondo intero i “predatori” di ogni tipo e colore.

Quella del leader del M5S è una posizione che attecchisce non tanto per il desiderio di … vendetta di molti italiani sempre pronti a ergersi quali integerrimi e terribili giudici degli altri ma soprattutto per la bassezza e il vuoto della politica.

In mancanza di alternativa, il cittadino italiano, in buona sostanza, cerca rifugio in due strade: o l’astensione dal voto o il voto al partito di Grillo. L’alternativa a questo “cul de sac”? Non certo il populismo riverniciato di Silvio Berlusconi che ricatta di boicottare le riforme se Forza Italia sta sotto il 20% dei voti. Allora non resta che tapparsi il naso e mettere la croce sul simbolo del Pd, cioè del partito personale di Matteo Renzi. Tutto semplice e chiaro?

Lo slogan elettorale del premier-segretario – sul binario del marketing politico - è azzeccato: “Il derby tra rabbia e speranza”. Un derby, però, da vincere, come in una finalissima. In caso contrario, Renzi non può chiedere i supplementari, ma viene spinto direttamente fuori campo. Dal suo stesso partito.

Scrive Fabrizio Argano: “La ritrovata compattezza del Pd sembra destinata a durare poco, giusto il tempo di arrivare alle elezioni. Poi, l’ex sindaco di Firenze lo sa bene, se i democrat otterranno un buon risultato, il merito sarà di tutti. Se perderanno, anche se tutti i pronostici sembrano dire il contrario, sarà solo colpa sua. Ed ecco che scatterà l’irresistibile tentazione piddina a far saltare il segretario. Del resto, c’è una larga fetta di Pd “fintamente renziana” che non aspetta altro che il primo passo falso del nuovo leader. Una fetta che tra l’altro si prepara a dare battaglia sulle riforme, a partire da quella elettorale. Anche per imporsi su di essa, “Matteo” ha bisogno di un successo forte in questa sua “prima” tornata elettorale da guida del Pd e del Paese”.

Grillo sbraita ancora più forte. E Berlusconi ghigna.

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