Elezioni Europee 2014 | Juncker: "Merkel mi vuole Presidente della Commissione"

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Elezioni Europee 2014. Jean-Claude Juncker ha dichiarato al Bild am Sonntag che, nel caso in cui il Partito Popolare vincesse le prossime consultazioni del 22-25 maggio, Angela Merkel lo sosterebbe senza ambiguità alla presidenza della Commissione europea.

Juncker ci ha tenuto a sottolineare che l'appoggio della Merkel è dovuto. Se il parere dei cittadini, infatti, non fosse rispettato, questi: "prenderebbero coscienza del fatto che la prossima volta potrebbero evitarsi il fastidio di andare a votare perché le parti infrangeranno le promesse fatte prima della elezioni".

Possiamo credere all'appoggio di Berlino? Difficile dirlo, perché la Cancelliera tedesca non ha mai assunto una posizione chiara sul tema. Merkel ha spesso ribadito che la scelta sul presidente spetta in un'ultima istanza ai capi di Stato e di governo Ue, riuniti nel Consiglio europeo, salvo poi rassicurare che non si sarebbe opposta all'indicazione delle urne.

Come abbiamo più volte ricordato, il Trattato di Lisbona afferma che bisogna tener conto del risultato elettorale per eleggere il successore di Jose Manuel Barroso. Tuttavia il pare degli elettori non è vincolante, non c'è un'elezione diretta, la scelta finale spetta ancora ai premier dell'Unione. Merkel ha giocato su questa ambiguità di fondo e, pur sostenendo il politico lussemburghese in sede congressuale, non ha mai fatto un endorsement chiaro nei suoi confronti.

A tale proposito, ricordiamo che in molti pensano che la Cancelliera possa influenzare la decisione finale, imponendo un nome "di garanzia". Rimane ancora in piedi, infatti, l'ipotesi Christine Lagarde presidente.

La scelta di una personalità "super partes" potrebbe essere dettata anche dal fatto che Martin Schulz (candidato alla commissione per S&D) non gode di tante simpatie tra gli stessi membri della sua formazione. François Holland preferirebbe un nome più vicino agli interessi francesi, mentre i laburisti inglesi sembrerebbero voler sotenere una personalità più attenta agli interessi nazionali degli Stati (come il primo ministro della Danimarca, Helle Thorning-Schmidt, nome non sgradito nemmeno alla stessa Merkel).

In ogni caso l'ipotesi di (quasi) pareggio alle elezioni, opzione che potrebbe creare un "alibi" per non tenere conto del verdetto elettorale, si allontana. I Popolari sono in costante ascesa nei sondaggi e, se dovessero vincere con almeno 15 seggi di vantaggio, sarà difficile non eleggere Juncker.

La precisazione del popolare lussemburghese a Bild, però, deve condurci ad una riflessione ulteriore. Che Juncker abbia bisogno di rimarcare la benedizione del premier tedesco alla sua nomina a presidente della Commissione, certifica quanto sia debole la sua autonomia e quella del Ppe. Sembra quasi che per convalidare l'opinione dei cittadini sia necessaria l'approvazione di Merkel (più che quella di tutti i capi di governo). Dunque è lecito chiedersi: se Juncker fosse eletto riuscirà a decidere in autonomia o sarà ostaggio degli interessi tedeschi?

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