Israele: Una legge blocca il rilascio dei prigionieri palestinesi

ISRAEL-POLITICS-GOVERNMENT
Ieri, il governo di Tel Aviv ha approvato un disegno di legge che prevede la cancellazione del rilascio di detenuti condannati ad ergastolo. In pratica, i giudici israeliani potrebbero riservarsi la possibilità di condannare alla massima pena i "criminali" palestinesi, privandoli del diritto di beneficiare dell'amnistia presidenziale. La bozza è passata con 7 voti favorevoli e 3 contrari, e la Knesset (il parlamento) si esprimerà in merito all'inizio dell'estate.

Se il dispositivo fosse approvato dai parlamentari, si metterebbe una seria ipoteca sul fallimento di qualsiasi negoziato di pace, visto che lo scambio di prigionieri è stato finora lo strumento più utilizzato nelle trattative israelo-palestinesi.

A volere con decisione la misura è stato il partito ultranazionalista, Focolare Ebraico, il quale ha già fortemente pregiudicato il negoziato in corso. Negli ultimi mesi, infatti, attraverso pressioni e provvedimenti si è strenuamente impegnato per la costruzione di nuovi insediamenti colonici ebraici nei territori occupati.

Non sorprende, dunque, che il leader del partito e attuale ministro dell'Economia, Naftali Bennett (nella foto), abbia salutato con entusiasmo il disegno di legge con una dichiarazione sulla sua pagina Facebook:

"Israele ha scritto una nuova pagina nella sua guerra al terrorismo e nel suo obbligo morale verso le famiglie delle vittime. Gli assassini dovrebbero morire in prigione, non essere celebrati a casa"

La scelta del governo conservatore, presieduto da Benjamin Netanyahu, appare come l'ennesima provocazione rivolta all'Anp. Già la scorsa settimana, il capo del governo israeliano aveva annunciato una misura che metteva fortemente a rischio il processo di pace. Ovvero l'intenzione di presentare al parlamento un norma che proclami Israele "Stato del popolo ebraico".

Tale decisione, messa in discussione perfino dal ministro della giustizia Tzipi Livni, appare decisamente discriminatoria nei confronti dei palestinesi israeliani. E, inoltre, potrebbe impedire ai profughi del '48 e ai loro discendenti di tornare nei territori di origine (diritto statuito da una risoluzione Onu nel 1940).

Il disegno di legge, approvato ieri dal governo, arriva dopo un'altra disposizione che ha avuto l'effetto di bloccare le trattative tra Israele e Palestina: il blocco della liberazione di una quota di prigionieri palestinesi a fine marzo. La motivazione addotta da Tel Aviv, per giustificare la mancata scarcerazione dei detenuti (con buona pace del segretario di Stato Usa, John Kerry), fa leva sull' "inaffidabilità" della controparte.

Tuttavia, dobbiamo fare una precisazione. Il dispositivo previsto dal disegno di legge non è retroattivo. Ma ciò non appare una grande concessione, alla luce della condizione di stallo attuale. La legge, infatti, potrebbe porsi lo stesso come un ostacolo al dialogo in futuro. Non a caso molti rappresentanti dell'Anp hanno commentato in maniera negativa la misura, dipingendola come una nuova trovata di un esecutivo che non ha mai avuto veramente intenzione di negoziare.

Inoltre, segnaliamo che Issa Qaraqe, ministro palestinese per gli Affari dei prigionieri, ha fatto notare che il disegno di legge è venuto fuori proprio quando gli israeliani si trovano in imbarazzo davanti alla comunità internazionale: "Questa è la reazione israeliana al fatto che la piaga dei detenuti palestinesi sia diventata un’enorme storia di dominio internazionale". (Via Nena News).

Ricordiamo, a tale proposito, che sono attualmente 140 i prigionieri palestinesi (su un totale di 5 mila) in sciopero della fame nelle prigioni israeliane. I detenuti denunciano di essere finiti in carcere senza un processo, un capo d'accusa e una scadenza temporale.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO