D'Alema, la disoccupazione in crescita e la demagogia


Massimo D'Alema è sempre più presente nelle cronache politiche: c'è chi mette in evidenza il crescente dualismo, tutto interno al PD, tra lui e Veltroni, e addirittura chi vocifera di un'imminente scissione a sinistra dei democratici, promossa proprio dall'ex Leader Massimo. Abbandoniamo per una volta però questi che sono, come si suol dire, discorsi degni di quelli che fanno le serve nei corridoi, e proviamo invece a misurare la caratura di Massimo D'Alema come politico in relazione ai problemi concreti del paese.

Per esempio, in un'intervista a Radio 3 questa mattina, il paio di baffi più famosi della sinistra italiana ha dichiarato che il trionfalismo di Berlusconi per la popolarità del suo governo è del tutto fuori luogo, perché il paese è in crisi. E fin qui tutto corretto. Le ragioni che adduce, però, lasciano dei dubbi. D'Alema parla infatti di un "aumento del 20% della disoccupazione", sintomo di un "impoverimento delle classi medie". Peccato che questa analisi sia del tutto sbagliata.

La disoccupazione infatti, come sa chiunque abbia studiato anche un minimo il mercato del lavoro, è una misura ambigua. Questo perché la popolazione in età di lavoro viene classificata a fini statistici in tre categorie: gli occupati (quelli che hanno un lavoro), i disoccupati (coloro che non ce l'hanno lo cercano) e gli inattivi (che non lo cercano nemmeno, come le casalinghe ad esempio). Per questo motivo, una diminuzione della disoccupazione non è necessariamente un bene, se si traduce in un aumento degli inattivi e non degli occupati: è un indicatore infatti dei periodi di crisi più nera, in cui molte persone, a fronte della scarsità di lavoro, rinunciano perfino a cercarlo. E' il classico fenomeno dello "scoraggiamento", che si è verificato spesso in Italia negli ultimi anni, soprattutto al Sud.

Per contro, un aumento della disoccupazione, come quello annunciato qualche giorno fa dall'ISTAT, non è necessariamente un male se si accompagna ad una crescita degli occupati e ad una diminuzione degli inattivi: significa infatti che, a fronte di un aumento dei posti di lavoro disponibili, alcuni inattivi decidono di rimettersi alla ricerca di un lavoro. Ed è questo trend positivo che l'ultimo rapporto dell'ISTAT segnala, pur con qualche ambiguità.

I casi sono due: o Massimo D'Alema tutto questo lo ignora, oppure finge di non saperlo, confida nell'ignoranza dei suoi elettori e decide di sfruttarlo per fare propaganda demagogica contro il governo. Idea tanto più sciocca se si considera che di motivi seri per criticare la politica economica e sociale del governo ce ne sarebbero a bizzeffe. Qualunque sia l'origine di questa uscita, una cosa è certa: forse chi vede in D'Alema una possibile via d'uscita alla crisi del PD di Veltroni, farebbe meglio a pensarci due volte. Sempre che sia davvero interessato ai problemi concreti del paese, e non solo al gossip dei palazzi romani.

Foto: vas_vas, Flickr

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