Vigilanza Rai, la memoria corta del Pd

Bisogna tornare indietro con la memoria di dodici anni per capire che il Pd sulla vigilanza Rai mente. Spudoratamente. Sapendo di mentire. La favoletta che raccontano i suoi esponenti - e in particolare il segretario Walter Veltroni – trae in inganno solo chi ha memoria corta. Con insistenza fanno passare come “anomalo” il veto del Pdl su Leoluca Orlando: “Così come noi ci siamo beccati Storace presidente della vigilanza, - ripetono come un disco rotto - loro accettino Orlando”.

Ma nel ’96 le cose non andarono proprio così. Chi non ha un ricordo lucido di quel periodo può rinfrescarsi la memoria semplicemente dando uno sguardo all’archivio storico del Corriere o della Repubblica che riportano con dovizia di particolari la querelle che animo ieri come oggi il dibattito politico sulla Vigilanza Rai. Francesco Storace, che passerà alla storia col nome di Epurator non fu la prima scelta. Il Polo, infatti, propose il nome di Ombretta Fumagalli Carulli (Ccd) che la maggioranza di centrosinistra per motivi vari rifiutò.

Solo allora, entrò in gioco l’esponente di An. Per giorni si pensò che nel Polo non ci fosse chiarezza e unione con una gran folla di candidati che rivendicavano quella poltrona. In realtà, fu la sinistra a contrastare duramente l'ascesa della parlamentare del Ccd. L’obiettivo? Eleggere Mauro Paissan, deputato dei Verdi e già vicepresidente della Commissione. Ma, alla fine, come sappiamo, dovettero accontentarsi della seconda scelta.

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