USA 2012: la guerra dei sondaggi tra Obama e Romney


È stato un "manic Monday", un folle lunedì di sondaggi per la campagna elettorale per le presidenziali: ieri le nuove rilevazioni di inizio settimana hanno detto in poche ore tutto e il contrario di tutto. Alcuni danno Romney avanti di 4 punti (ed è il sondaggio più ripreso in Italia), mentre Gallup ha rilasciato due rilevazioni contraddittorie nel giro di mezza giornata. Insomma, cosa sta succedendo in America?

Sicuramente il dibattito della scorsa settimana ha lasciato il segno, ma secondo gli analisti il rilancio di Romney si sarebbe già fermato. Andiamo con ordine: fino a ieri, tutti i sondaggi concordavano nel dare Obama in lieve vantaggio, ma erano ricerche condotte parzialmente prima del dibattito, mentre ieri mattina sono stati comunicati i nuovi risultati. Il più discusso, come abbiamo visto, è quello condotto dall'istituto Pew Research, che dà Romney a +4 su Obama. Un dato sorprendente sia perché nessun altro sondaggio fornisce risultati simili, sia perché tutte le precedenti ricerche Pew davano a Obama un vantaggio nettamente superiore a tutti gli altri sondaggi. Una possibile spiegazione viene dal fatto che il sondaggio Pew è stato condotto non in un campione di elettori registrati ma in un sottogruppo di elettori intenzionati a votare il 6 novembre, sottogruppo in cui è notevolmente cresciuto il numero di sostenitori di Romney galvanizzati dal dibattito.

Ma non è questo l'unico mistero del "folle lunedì". La mattina presto, Gallup (l'istituto che fornisce tradizionalmente i sondaggi più affidabili) ha rilasciato una ricerca secondo cui Obama e Romney erano pari al 47%. Poche ore dopo, un'altra ricerca Gallup dava Obama al 50% contro il 45% di Romney, come la settimana scorsa. Cosa era successo per far crescere Obama nel giro di una mattinata? La spiegazione è nei metodi di ricerca: il primo sondaggio era stato condotto facendo una media tra le interviste condotte nei tre giorni precedenti il dibattito e quelle nei tre giorni successivi, con un risultato di parità. Il secondo sondaggio è invece stato condotto con la tradizionale tecnica delle interviste giorno per giorno lungo una settimana, fino a domenica sera. In questo caso la media era di nuovo favorevole a Obama, segno probabilmente che nel fine settimana il presidente ha ripreso terreno appena svanito l'effetto pro-Romney del dibattito.

Insomma, anche se come sempre i sondaggi sono stati letti e usati da entrambi i candidati come arma elettorale, stare a perdere la testa dietro questi numeri è un esercizio che lascia il tempo che trova. I dati che emergono con certezza sono questi: Romney ha ottenuto una crescita di consenso molto forte dopo il dibattito, soprattutto tra gli elettori indecisi; Obama ha sofferto per la brutta prestazione, ma grazie al vantaggio accumulato in precedenza è ancora relativamente al sicuro; negli stati chiave la situazione è invariata, e questa è una buona notizia per Obama, a cui basterebbe non perdere l'Ohio per confermarsi presidente; l'entusiasmo suscitato dal dibattito spingerà molti elettori indecisi ad andare a votare il 6 novembre, e questa è una buona notizia per Romney, che può riconquistare quegli stati tradizionalmente repubblicani che però sono stati vinti da Obama nel 2008.

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