Elezioni Europee 2014: l'astensionismo. Appello di Napolitano

Il paradosso che sta per consumarsi: le elezioni europee saranno probabilmente disertate da molti, eleggono un Parlamento sostanzialmente privo di potere eppure riguardano un'istituzione, l'Unione Europea, potentissima.

16 maggio 2014 - Dal Quirinale giunge un nuovo appello di Giorgio Napolitano sul voto alle elezioni europee. Ecco il testo integrale, pubblicato sul sito del Quirinale e firmato, oltre che dal presidente della Repubblica, anche da Joachim Gauck (presidente della Repubblica federale di Germania dal 2012) e da Bronisław Komorowski (presidente della Repubblica polacca dal 2010).

"Cari Cittadini,

ci accingiamo ad eleggere il nuovo Parlamento dell'Unione Europea. Quest'anno la nostra voce conterà più che in passato: per la prima volta la potremo impiegare per influire significativamente sulla scelta di chi guiderà la Commissione Europea verso il futuro. Allo stesso tempo, i nuovi membri del Parlamento Europeo avranno una responsabilità crescente nell'ambito del processo di formazione delle leggi. Ciò che faranno sarà importante per tutti noi e per ciascuno di noi europei.

Siamo in larga maggioranza consapevoli dei vantaggi, concreti e quotidiani, che ci vengono dall'appartenenza all'Unione Europea. Oggi sono dati per scontati le libertà e i diritti fondamentali. Non dovrebbero essere considerati come acquisiti una volta per tutte. Essi devono essere invece costantemente riaffermati e difesi.

Ormai da tempo si è affermato uno stile di vita europeo al quale la maggior parte di noi non intende rinunciare. Essere cittadini europei significa oggi poter vivere, lavorare ed esercitare un'attività imprenditoriale dovunque, all'interno dei confini dell'Unione. Significa poter viaggiare senza controlli alle frontiere e, spesso, senza neppure la necessità di dover cambiar moneta. Significa poter studiare a Varsavia, Roma, Berlino ed in qualsiasi altra città in Europa. Significa poter esprimere il proprio punto di vista liberamente, sempre e dovunque. Essere europei significa, in definitiva, essere liberi.

Essere europei significa anche vivere al sicuro. Possiamo fare affidamento su un insieme comune di norme e sul rispetto di standard ambientali, sociali e di sicurezza alimentare comuni. I vincoli della solidarietà europea sono così forti che possiamo fare affidamento su uno sforzo comune per contrastare gli effetti della crisi economica e finanziaria. Combattere la disoccupazione e ristabilire le condizioni per una crescita sostenibile costituiscono il nostro obbiettivo comune. Lavorando ed interagendo gli uni con gli altri acquisiamo infatti la capacità di plasmare insieme il nostro comune destino.

Nata dalle tenebre della più tragica delle guerre, l'integrazione europea è stata, sin dagli albori, un progetto di pace. Lo è ancora. La violazione dell'integrità territoriale dell'Ucraina ci richiama all'urgente bisogno di dar vita ad un sempre più stretto coordinamento europeo, ad esempio nei settori della politica estera, di difesa e dell'energia.

Libertà e prosperità, pace e diritti umani: questo è l'Europa. Ed è perciò che andare a votare merita il nostro tempo ed il nostro sforzo. Con il nostro voto possiamo davvero influire sull'evoluzione delle politiche europee.

Per questi motivi, il 25 Maggio, votate! Votate per l'Europa!"

Elezioni Europee 2014: astensionismo

Elezioni Europee 2014 – Uno dei dati più interessanti di questa tornata elettorale sarà senz'altro la valutazione dell'astensionismo.

Parliamoci chiaro: le elezioni europee non sono mai state partecipatissime. La scorsa tornata, quella del 2009, fece registrare un'affluenza globale del 43,24%, con picco massimo in Lussemburgo (90,75%) e Belgio (90,39%) e minimo in Slovacchia (19,64%) Lituania (20,98%). L'Italia fu il quarto paese per affluenza (65,05%).

Come andrà quest'anno? Nel nostro Paese, Giorgio Napolitano si è scagliato apertamente contro l'astensionismo. Ma visto lo scarso battage mediatico che ha avuto, per esempio, il primo confronto tv fra candidati alla Presidenza della Commissione Europea, forse la colpa non è solo degli elettori.

Basta aprire Repubblica.it o Corriere.it, per rendersene conto: nessuno dei due "big" online dell'informazione nostrana si occupa della questione in homepage. Una cosa per nulla da sottovalutare.

Da un lato, probabilmente, ci sarà poca "domanda" da parte degli elettori (che probabilmente vivono l'Europa come un'entità distante e astratta), dall'altra c'è poca "offerta". Il che non va per nulla nella linea che sognerebbe il Presidente della Repubblica. Il quale, rispondendo a una domanda sul tema qualche giorno fa a Firenze, prima del convegno The State of the Union, ha detto:

«Credo che la risposta più sbagliata sia quella dell'astensionismo e di un voto di rigetto dell'Europa».

E ancora:

«Di astensionismo le elezioni europee hanno sempre sofferto ma qualsiasi previsione catastrofica o azzardata non mi convince. Mi auguro che l'evoluzione dei partiti politici vada verso la creazione di partiti sempre più europei perché più i partiti diventano europei più possono superare le strettoie e le degenerazioni della politica nazionale».

In quest'ultima dichiarazione di Napolitano si nasconde un nodo cruciale. Il fatto cioè che, sebbene l'Europa sia percepita come un'entità astratta, il progressivo svuotamento di potere che hanno subito le sovranità nazionali degli stati che fanno parte dell'unione non trovi un contraltare nel Parlamento Europeo (democraticamente eletto, ma di fatto privo di potere). Il fatto cioè che le elezioni europee, che verosimilmente faranno registrare un elevatissimo tasso di astensionismo – con buona pace di Napolitano –, dovrebbero essere partecipatissime ma non lo saranno, e le istituzioni europee che contano sul serio (quelle non elettive) proseguiranno nel loro dettare la linea agli stati membri.

Si consumerà così il paradosso. Un paradosso che andrà attentamente valutato.

BELGIUM-EU-VOTE

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