Ore 12 - Maroni-La Russa: "guerra civile" o "guerra fra bande"?

altroI due ministri Maroni (dell’Interno) e La Russa (della Difesa) continuano a beccarsi. E non è vero che giocano “ai soldatini”. Non è cosa di poco conto avere in mano l’uso dell’esercito.

Ma qui il motivo del contendere è più pesante, riguarda i principi. Maroni rilancia l’allarme sulla lotta alla criminalità in Campania: “E’ uno Stato nello Stato. E’ guerra civile, coordinerò io i militari”. Sferzante la replica di La Russa: “Basta con questa telenovela”.

Si parte dal nodo della “sicurezza”: An rivendica il suo ruolo di riferimento delle forze armate, che non gradiscono interferenze della Lega. Ma il partito di Bossi più volte ha detto “no” agli sconfinamenti di An sul tema sicurezza. Maroni la butta sul pesante e per avere mano libera insiste a dire che in certe zone “c’è la guerra civile”. La Russa parla invece di “guerra fra bande”.

Berlusconi più volte ha richiamato i due senza giri di parole: “Smettetela di fare i bambini”. Ieri sera il premier ha provato ancora a metter pace fra i due ministri anche per evitare che oggi si ripetano incresciose diatribe in occasione della riunione del Consiglio supremo di Difesa, convocato dal capo dello Stato per acquisire il parere dell’organismo sul decreto legge messo a punto dal governo.

Anche se il decreto non è stato ancora firmato, a Caserta sono già pronti a partire 500 parà della Folgore che due giorni fa il ministro La Russa aveva già destinato a protezione di due check point che verranno posti a Castel Volturno, salvo poi fare retromarcia dopo i mugugni del Viminale.

Roberto Maroni non cede: “L’ordine pubblico e la lotta alla criminalità sono terreni del ministro dell’Interno. C’è una guerra civile, vanno mandati i militari e tocca a me coordinarli”.

Ma c’è davvero una guerra civile? Scrive Il Riformista: “Evidentemente, dopo aver millantato le Camicie verdi, la Lega vuole andare in armi a espugnare il meridione”.

Bossi e i suoi hanno sempre dimostrato poca “dimestichezza” sul concetto di Stato, di nazione, di patria ecc. Nessuno può sottovalutare il pericolo della camorra e della malavita organizzata, al sud e ovunque. Ma parlando di guerra civile Maroni concede una patente di “stato” alla camorra, cioè all’anti-stato.

Anche nei giorni bui del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro ci fu chi tentò (per una “soluzione umanitaria” o per un uso politico spregiudicato del dramma?) di dare alle Brigate Rosse il riconoscimento di controparte politica, alias di “altro Stato”.

Lo Stato va difeso senza cadere in tentazioni autoritarie e senza cedere sui principi. La camorra non è uno Stato e la Padania non è una nazione. Signori ministri, finitevela con i paradossi e con le sceneggiate.

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