Elezioni Europee 2014: La Germania vota Merkel ma vorrebbe Schulz alla Commissione

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Elezioni Europee 2014. Non è una novità, i tedeschi guardano prima di tutto agli interessi nazionali. A confermarlo è un sondaggio della principale emittente televisiva della Germania: ARD. Secondo le statistiche, diffuse domenica scorsa, la maggioranza degli intervistati vorrebbe come presidente della Commissione europea Martin Schulz, il candidato dei Socialisti e Democratici.

Il socialdemocratico, che appoggia il governo di Grosse Koalition di Angela Merkel, ha raccolto un gradimento del 39%. Il suo principale avversario, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha invece totalizzato solo il 22% dei consensi. A questo, però, si deve aggiungere che attualmente la Cdu della Cancelliera è largamente in testa nei sondaggi (anche se ha registrato una piccola flessione nell'ultima settimana). E' stimata, infatti, intorno al 37%, mentre il partito di Schulz sarebbe 10 punti indietro. Come si spiega quello che apparentemente sembra un paradosso? Proviamo a fornire un'ipotesi di spiegazione.

Se Schulz fosse nominato presidente, nonostante le promesse fatte in campagna elettorale, dovrebbe tenere conto anche degli equilibri interni. Socialdemocratici e Cristiano Democratici hanno firmato un accordo per un governo di legislatura. Uno dei capisaldi del patto è quello di non scardinare la linea del pareggio di bilancio in Europa. E ciò è stato apprezzato dalla maggioranza dell'opinione pubblica. Dunque, non è improbabile che i tedeschi accoglierebbero con favore una collaborazione (non dichiarata) tra Merkel e l'attuale presidente Parlamento europeo nei prossimi 5 anni a Bruxelles.

Tuttavia, è proprio Merkel a temere questa ipotesi, e non perché ci tenga particolarmente a far nominare Juncker. Anche il lussemburghese, infatti, non è così fermo sul mantenimento delle politiche attuate dalla Troika. E in più ha l'esperienza e l'autorità per fare delle scelte in autonomia. Quello che invece preoccupa la premier tedesca, qualora il suo connazionale diventasse il successore di Barroso, è la tenuta degli equilibri in area Ue. Un tedesco alla Commissione non è una scelta che incontra il favore della Francia del socialista Hollande. Inoltre, l'europeismo di Schulz non è ben visto nemmeno dall'Inghilterra (sia dai conservatori sia dai laburisti).

Staremo a vedere cosa accadrà dopo il 25 maggio, soprattutto se le consultazioni si risolveranno con un pareggio. A quel punto, l'indicazione elettorale per la nomina del capo della Commissione potrebbe non essere seguita (il Trattato di Lisbona lo consente). Con un parlamento spaccato in due, il Consiglio Europeo si sentirebbe probabilmente legittimato a scegliere un presidente "terzo", che non appartiene a nessuno dei due maggiori schieramenti.

Oppure, altra ipotesi, si potrebbero dividere le cariche (Commissione, Eurogruppo, Parlamento) tra esponenti delle prime tre forze. Sempre che la sinistra radicale non arrivi terza, aggiungiamo noi maliziosamente. Se c'è qualcuno che la Merkel non vorrebbe proprio tra i piedi è Alexis Tsipras, il "piantagrane" (in questo modo lo avrebbe definito la stessa Merkel prima del suo ultimo viaggio ad Atene).

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