Europee, Renzi e Grillo chiedono il voto per … l’Italia. Berlusconi, il terzo che “gode”?

Non sono Gassman e Trintignant nel film “Il sorpasso” Matteo Renzi e Beppe Grillo, ma oramai in vista del traguardo del 25 maggio non si può escludere niente, neppure un avvicinamento o addirittura una volata da fotofinish.

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Urne a sorpresa, dunque, con ripercussioni sul quadro politico nazionale da mandare tutto a carte quarantotto? Difficile, ma non da escludere. Di certo c’è una nuova spaccatura del Paese, una nuova riedizione del bipolarismo Made in Italy, stavolta con Renzi e Grillo sul ring e, non certo “spettatore” disinteressato, un Silvio Berlusconi appeso a una sola speranza: di essere il terzo che gode fra i due litiganti che possono mettersi vicendevolmente ko.

E’ stato Casaleggio a togliere gli ultimi dubbi sugli obiettivi del M5S: in caso di vittoria alle Europee, a casa Napolitano, nuovo capo dello stato, subito nuove elezioni politiche. E’ la classica riproposizione del “tutti a casa!”, radere tutto per ricominciare da zero. Irresponsabilità al potere? I rischi di tale strategia sono fin troppo evidenti.

Ciò detto, le responsabilità principali sono però di una classe politica che negli ultimi 20 anni ha fatto terra bruciata portando l’Italia sull’orlo del fallimento. Fatto sta che non è solo Grillo a puntare sul 25 maggio per giocare poi la carta del voto anticipato. Con toni e obiettivi diversi gli stessi Renzi e Berlusconi non disdegnano la prospettiva del ricorso al voto anticipato in autunno o, al massimo, nella primavera 2015.

Cosa si oppone agli isterismi di Grillo? Proseguono le televendite di Berlusconi che promette soldi agli anziani per rifarsi l’apparato dentario ma anche Renzi avanza nella strategia degli annunci e riproponendo un teatrino parlamentare tutt’altro che convincente, come dimostra l’ultima vicenda del voto palese sull’affaire Genovese.

In quel caso il Pd si è ripetuto nei propri contorsionismi interni, con incertezze e divisioni politiche e non solo. Non è stata, quella imposta da Renzi, una scelta legata al merito ma esclusivamente dettata da esigenze di opportunità politiche, per limitare i danni, disinnescando una bomba, con Grillo pronto a colpire duro.

Ammonisce Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “Può essere pericoloso andare sul terreno dell'avversario nella speranza di neutralizzarlo rubandogli gli argomenti. Si rischia addirittura di dargli un vantaggio. Ma manca una settimana al voto e - come si dice - la guerra è guerra”.

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